Giuseppe Toniolo a cento anni dalla morte

Protagonista del movimento cattolico italiano, fu economista e sociologo consapevole dell’importanza del nesso tra etica ed economia. Al di sopra degli interessi delle singole nazioni – disse – vi è il dovere della solidarietà umana. Ripercorriamone brevemente la figura

“Maestro dei cattolici italiani in campo sociale”: con queste parole nel 1953 Camillo Corsanego introduceva al pontefice Pio XII la figura di Giuseppe Toniolo.

Questa presentazione seguiva quella nel Giubileo straordinario del 1933, quando gli universitari della Fuci decisero di proporre la causa di beatificazione del loro fondatore. Da allora ad oggi un cammino ininterrotto che ha portato l’economista-sociologo sugli altari della Chiesa. È stato infatti beatificato a Roma il 29 aprile 2012.

Chi era Giuseppe Toniolo? Nasce a Treviso il 7 marzo 1845. Compie gli studi al Collegio Santa Caterina di Venezia e si laurea in giurisprudenza all’Università di Padova.

Nella sua tesi di laurea dimostra l’importanza del nesso tra etica ed economia, in un’epoca in cui ciò non era affatto scontato. Il suo tempo è quello dell’età liberale e risorgimentale, della questione romana, del divieto ai cattolici di partecipare alla vita politica imposto dal pontificio “non expedit” e dell’inizio del decollo industriale di una Italia agricola.

Toniolo nel 1868 è assistente universitario, nel 1873 è docente di economia politica. Cinque anni dopo vince la cattedra all’Università di Modena per essere poi nominato nel 1879 ordinario a Pisa, dove rimase fino alla morte avvenuta il 7 ottobre 1918.

Nel 1878 aveva sposato Maria Schiratti. Dal matrimonio nacquero sette figli: ad essi amava raccontare ogni sera una pagina del Vangelo.

Dagli anni ’80 comincia a dedicarsi all’Opera dei Congressi (1874-1904), struttura che riunisce e coordina in varie sezioni i cattolici impegnati. A Loreggia nel 1883, intanto, nasceva la prima cassa rurale ed artigiana.

Promuove varie iniziative, tra le quali: l’Unione Cattolica per gli Studi Sociali (1889), la “Rivista Internazionale di Scienze Sociali” (1893), il Programma di Milano in cui sostiene la necessità di sindacati operai che facciano valere i diritti dei ceti subalterni (1894), la Società Cattolica Italiana per gli Studi Scientifici (1899).

Nel frattempo Leone XIII pubblica la prima enciclica sociale, la Rerum Novarum, con cui intende favorire la feconda presenza dei cattolici nella società italiana mediante, tra l’altro, la promozione di enti cooperativi e mutualistici e lo sviluppo di imprese sociali col fine di promuovere lo sviluppo dei ceti rurali e del proletariato urbano.

Toniolo si fa grande apostolo della dottrina sociale della Chiesa e riferimento dei cattolici sociali italiani.

Allo scioglimento dell’Opera, nel 1906, Papa Pio X gli affida il compito di rifondare l’organizzazione ufficiale dei cattolici articolata in tre unioni professionali: popolare, economico-sociale, elettorale. Assume la presidenza dell’Unione Popolare che ha lo scopo di creare società di mutuo soccorso, scuole serali, uffici di collocamento per disoccupati, assistenza sociale e religiosa.

Giuseppe Toniolo è l’uomo nuovo, interprete dei segni del tempo, e indica la via del primato della persona umana e della solidarietà. Scriveva: “Al di sopra degli stessi legittimi beni ed interessi delle singole nazioni e degli Stati, vi è una nota inscindibile che tutti li coordina ad unità, vale a dire il dovere della solidarietà umana”.

Il centenario della scomparsa di Giuseppe Toniolo è un’occasione per far memoria di una figura poliedrica che oltrepassa le appartenenze di gruppo.

Umberto Massimiani