Don Luigi Sturzo e le Banche di Credito Cooperativo

Breve ritratto di un uomo che dimostrò, con la sua opera concreta, che “l’economia senza etica è diseconomia”

di Salvatore Rizza

Dopo l’enciclica di Leone XIII, Rerum Novarum, che segnò l’inizio della nuova era che vide la persona occupare il centro degli interessi umani, tre sono i personaggi che si segnalano in questo senso: Giuseppe Toniolo, il sacerdote don Luigi Cerutti e don Luigi Sturzo.

Don Sturzo nacque a Caltagirone (Catania), in Sicilia, in 26 novembre 1871. Ebbe una vita travagliata a motivo della sua gracile costituzione fisica, che gli impedì di vivere nei seminari di Catania e di Noto. Di famiglia religiosa, ebbe un fratello che fu vescovo di Piazza Armerina (Mons. Mario Sturzo) ed il resto della famiglia fortemente impegnato nelle opere di carità e nell’azione sociale a favore dei cittadini. Infatti, se si esamina la situazione di quella che sarà poi la Banca Popolare di S. Giacomo e la successiva costituzione delle Casse Rurali, il finanziamento non viene dal “povero contadino che si toglie il tozzo di pane dalla bocca”, ma dall’appoggio di quegli elementi delle famiglie locali fortemente legate alla famiglia Sturzo. E già fin dall’ora Sturzo volle dare alla sua azione un valore emblematico e innovativo.

Per comprendere le peculiarità dello Sturzo giovane sono decisivi il viaggio a Roma l’incontro con Mons. Radini Tedeschi e Giovanni Guttadauro, Vescovo di Caltanissetta. È proprio la permanenza a Roma, per studiare alla Pontificia Università Gregoriana, che propizierà la nascita dell’interesse per i problemi socio-economici. A determinare la maturazione della sua vocazione all’impegno sociale, politico ed economico saranno anche gli incontri con i maggiori esponenti del movimento cattolico nazionale, fra i quali Mons. Giacomo Radini Tedeschi, Filippo Meda, Giuseppe Toniolo, Romolo Murri, con i quali stabilì rapporti amichevoli.

Da sacerdote soggiornò in vari luoghi: a Roma, a Londra, Parigi e negli Stati Uniti a motivo di persecuzioni politiche (soprattutto da parte del fascismo e di Mussolini). Anche da giovane sacerdote nel periodo trascorso a Caltagirone si occupò di politica (fu vice sindaco), leader Politico e si adoperò nella fondazione in Sicilia delle Casse Rurali.

Nell’esperienza cooperativistica, ebbe come esempio don Cerutti, l’apostolo che diffuse per primo la fondazione delle Casse, a sua volta seguendo, l’esempio del tedesco Reiffeisen e di Leone Wollemborg. Entrambi diffusero in Germania e poi nell’Europa intera, l’esperienza della Casse, affinché servissero a sollevare dalla povertà i contadini vittime degli usurai. Don Sturzo mantenne sempre, come carattere proprio, la sua vicinanza (non solo affettiva) con la Sicilia e con le Casse Rurali che egli aveva-fondato insieme con altri nel corso degli anni. Lo scopo dichiarato del sacerdote calatino era di conservare integre le funzioni proprie delle Casse Rurali, la cui prima formulazione avvenne in un’adunanza diocesana di Canicattì (AG) nell’ottobre del 1897.

Scriveva Luigi Sturzo nel 1947 (di ritorno dall’esilio americano), in una lettera Agli amici Siciliani, che riorganizzavano il movimento cooperativo cattolico nell’isola, esortandoli a fare della Cooperazione la forma basilare della loro attività:

La cooperazione, in tutte le sue forme, deve essere alla base di ogni riforma sociale; e noi dobbiamo preferirla perché tende, per il suo carattere specifico a superare gli egoismi tanto del capitalismo reazionario e sfruttatore che del sindacalismo politicante e a base di lotta di classe […]. Come uno dei più anziani cooperatori della corrente cristiana, mi permetto di farvi tre raccomandazioni: a) che la cooperazione promossa sia basata sulla tecnica cooperativa, senza indulgere in speculazioni contrarie alla cooperazione e alle sue funzioni sociali; b) che sia animata da una moralità rigida senza condiscendenze per nessuno e senza deflettere dalla linea prescritta dalla morale cristiana; c) che sia mantenuta estranea alla politica elettorale, anche quando gli avversari politici usano e abusano in questo senso delle loro cooperative, per quella separazione di compiti e di responsabilità fra organizzatori sociali di partito politico, che libera le une e le altre da responsabilità non proprie.

L’affermazione riguardava il finanziamento delle Casse rurali e soprattutto il ceto medio dei mezzadri, che possedevano qualcosa in proprio ed erano i destinatari e i beneficiari della organizzazione creditizia cooperativa. Sturzo si adoperò nella creazione di diverse Casse Rurali nel suo Paese di origine e in tutto il circondario. A titolo di esempio se ne riportano qui solo alcune: quella di Calascibetta fra i suoi 187 soci annoverava 78 piccoli imprenditori, 63 fittavoli, 26 coloni e 20 giornalieri; la Cassa Depositi e prestiti di Caltanissetta su un totale di 686 soci contava 531 piccoli proprietari, 40 coloni e 35 fittavoli; quella di S. Cataldo, intestata a Toniolo, che fu tra le prime ad essere fondata nel 1895 (cofondatore fu mons. Alberto Vassallo, già Nunzio Apostolico in Germania ai tempi di Hitler e predecessore del Card. Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII) e altre Casse Rurali nelle diverse parti della Sicilia. A proposito degli istituti di credito cattolici Luigi Sturzo scrisse:

“le molte nostre banche cattoliche hanno avuto per mira principale l’aiuto della classe media, mentre le Casse Rurali sono in immediato contatto con i lavoratori delle Banche”.

Il 18 gennaio 1919 scrive il suo appello A tutti gli uomini liberi e forti, che rappresenterà il programma del suo impegno della sua vita e di tutti i suoi seguaci, che nel suo nome dimostrarono che l’economia senza etica è diseconomia.

Muore l’8 agosto 1959, a Roma, circondato dai suoi amici, l’on. Spataro, l’on. Aldisio, (De Gasperi era assente perché malato), l’on. Scelba, l’on. Gonella, e altri.