Disagio psichico e lockdown. Che fare?

La Fondazione Luigi Di Liegro ha avviato la XIV edizione del corso di formazione “Volontari e famiglie in rete per la salute mentale”. Un servizio reso ancor più prezioso da questi mesi di crisi pandemica, che hanno scosso certezze e acuito i problemi relazionali e di salute mentale che colpiscono molti cittadini. Ne abbiamo parlato con Luigina Di Liegro

Assistere in solitudine e senza un supporto adeguato un malato o una persona che soffre di disturbi mentali, affrontare le conseguenze economiche del lockdown, rendersi utili per alleviare l’isolamento di un familiare, di un vicino anziano, di un adolescente. Sono queste le esigenze, particolarmente sentite in questi mesi, che danno corpo alla XIV edizione del corso di formazione “Volontari e famiglie in rete per la salute mentale” organizzato dalla Fondazione Di Liegro. Il corso è partito il 3 ottobre e si svolgerà fino a dicembre. Ne abbiamo parlato con Luigina Di Liegro, segretario generale della Fondazione Don Luigi Di Liegro.

Luigina, quali sono le conseguenze ad oggi percepibili del lockdown e della crisi pandemica sulla salute mentale della popolazione?

La pandemia ha scosso le fondamenta della nostra quotidianità: emergenza sanitaria, crisi economica e problemi sociali hanno determinato e acuito tensioni delle quali non conosciamo gli sviluppi futuri. Come ha detto recentemente Ranieri Guerra, dirigente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oggi si stima che i 264 milioni di persone affette da depressione nel mondo siano raddoppiati: siamo passati dal 6% del totale di persone con depressione, al 13%. Questo perché siamo anche di fronte a un impatto senza precedenti nella storia recente sulla struttura economica e sociale globale, paragonabili forse solo al periodo dell´immediato dopoguerra. La resilienza è divenuta così una capacità indispensabile di adattamento per garantire la qualità della vita e tutelare la salute mentale messa a dura prova da questi ultimi avvenimenti. Anche per questo sono importanti la formazione del volontariato e l’orientamento in tema di salute mentale, temi, questi, che da quindici anni sono la principale vocazione della Fondazione Don Luigi Di Liegro. L’area di intervento è principalmente la città di Roma, in cui i disturbi psichici colpiscono almeno 30 mila persone.

Quanto è importante il ruolo del volontariato nell’affrontare questa emergenza?

Molto, e mi lasci dire che tra i “gruppi” in difficoltà e dei quali si parla poco vi è proprio quello del volontariato. La crisi pandemica ha portato alla chiusura di diverse organizzazioni del Terzo settore e l’interruzione della loro attività rischia di privare la comunità dei servizi sinora offerti. Eppure, quanto mai oggi è indispensabile il contributo dei volontari che incarnano e testimoniano nella realtà delle loro azioni un valore irrinunciabile: il dono. Una società priva della cultura del dare è destinata ad ignorare il valore dell’uomo che trova invece esaltazione nella pratica civile dello spirito del volontariato. Fare volontariato è uno degli strumenti nobili a disposizione soprattutto dei giovani per contribuire alla costruzione di una società civile. Imparare a darsi agli altri consentirà a chi domani sarà un medico, un operaio, un avvocato di vivere le proprie esperienze con uno spirito diverso più solidale. Questo il valore di un dono ed è questa ricchezza che motiva i volontari a fare anche sacrifici con animo leggero.

Come si svolge il corso?

Le attività della Fondazione partono da una proposta culturale tesa alla formazione e all’orientamento in tema di salute mentale, e rivolta per lo più a famigliari delle persone con disagio psichico e a cittadini desiderosi di mettere a disposizione il proprio tempo per supportare e accompagnare in modo adeguato le persone con disagio psichico. La proposta formativa è orientata su una impostazione che propone una riconsiderazione della “persona con disagio” in quanto “persona che, in quella fase della sua vita, è attraversata da un problema psichico”. Il compito dei volontari consiste in un sostegno agli utenti ospiti delle strutture territoriali delle ASL attraverso attività, ludiche e non, condotte insieme, le quali, valorizzando le specifiche risorse degli utenti, hanno la funzione di facilitare l’instaurarsi di reciproche relazioni.

La Fondazione ha all’attivo anche un Servizio di orientamento e supporto sociale…

Sì, il Servizio è stato attivato dalla Fondazione nel 2014 e viene effettuato via telefono, via mail e di persona, previo appuntamento. Si tratta di una infrastruttura di sistema che fornisce informazioni dettagliate, aggiornate e personalizzate ai cittadini che hanno bisogno di orientarsi rispetto alle risorse e ai servizi presenti sul territorio, e di conoscere procedure, modalità e normative per accedervi. Allo stesso tempo, permette di far conoscere le attività della Fondazione e le opportunità di inserimento per le persone con disagio e gli utenti di servizi pubblici. Il SOSS svolge inoltre una funzione di ascolto nei confronti di quanti vi si rivolgono per un consiglio, un sostegno perché in stato di disagio o sofferenza.