Dall’Europa arrivano i fondi per le PMI

Le risorse europee in soccorso delle piccole e medie imprese duramente colpite dalla pandemia. Gli strumenti comunitari che gli Stati membri hanno a disposizione sono due: da un lato le risorse del bilancio pluriennale dell’Ue per il periodo 2021-2027 (e in particolare i Fondi strutturali europei) e dall’altro Next Generation Eu

Gli ultimi dati sono sconfortanti: solo in Italia, 460mila Pmi rischiano di chiudere e due milioni di posti di lavoro di andare persi. La crisi non riguarda soltanto le aziende di minori dimensioni che operano nel turismo, nel commercio e nella ristorazione ma anche quelle che fanno parte della catena di subfornitura dei grandi gruppi industriali, soprattutto nel tessile e nell’abbigliamento. In questi mesi “le Pmi hanno reagito con coraggio e raziocinio” ha affermato con orgoglio alla fine dell’anno scorso la Presidente dell’Ue Ursula Von Der Leyen “e hanno mostrato al meglio lo spirito imprenditoriale europeo”. I vertici di Bruxelles sanno bene, però, che le misure finora messe in campo dai governi nazionali, dagli aiuti finanziari all’alleggerimento della pressione fiscale, sono insufficienti senza una strategia comunitaria di ampio respiro in grado di rimettere in carreggiata le Pmi, vera spina dorsale dell’economia europea. Oltre metà del valore aggiunto e due terzi dell’occupazione nell’Ue si deve, infatti, a loro. 

Questa strategia europea è divenuta realtà alla fine del 2020, cercando di dare voce alle esigenze e alle preoccupazioni delle aziende di minori dimensioni. Sono due i suoi principali obiettivi. Il primo, nell’immediato, è quello di fornire un aiuto ai piccoli imprenditori strozzati dai debiti e che incontrano serie difficoltà nel far ripartire le proprie attività. Il secondo, più ambizioso e a lungo termine, è quello di ricostruire un tessuto di Pmi innovative, attente all’ambiente, competitive e aperte ai mercati internazionali. Gli strumenti comunitari che gli Stati membri hanno a disposizione per raggiungere ambedue gli obiettivi sono sostanzialmente due: da un lato le risorse del bilancio pluriennale dell’Ue per il periodo 2021-2027 (e in particolare i Fondi strutturali europei) e dall’altro Next Generation Eu. La gravità della recessione in corso ha spinto, infatti, Bruxelles ad affiancare, per la prima volta nella storia dell’Unione Europea, al consolidato strumento dei Fondi strutturali un pacchetto di aiuti comunitari straordinari, denominato Next Generation Eu, con l’obiettivo di favorire la ripresa economica e sociale, perché i soldi garantiti dal bilancio comunitario pluriennale non bastano per uscire dall’emergenza. Per questo motivo, la programmazione comunitaria si reggerà nei prossimi anni su due pilastri: i Fondi strutturali e Next Generation Eu. Ed è proprio quest’ultimo la grande novità che potrebbe garantire a breve termine una boccata d’ossigeno alle piccole imprese. Next Generation non solo conta, infatti, su un’impressionante mole di risorse ma ha anche un’attenzione particolare per queste aziende. 

Quali sono le caratteristiche dei due pilastri? Il primo, i Fondi strutturali europei, attua all’interno del bilancio pluriennale dell’Ue le politiche di coesione comunitarie, volte a ridurre le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali. Per le Pmi due Fondi sono particolarmente importanti: il Fondo Sociale europeo (Fse), che prevede interventi a favore dei lavoratori, e il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), che offre incentivi al sistema produttivo. Le priorità di azione e l’entità delle risorse finanziarie di questi Fondi sono decise all’inizio di ogni ciclo, che dura sette anni. Un periodo di programmazione dei Fondi Ue si è appena concluso (2014-2020) e quest’anno parte il nuovo ciclo, che si concluderà nel 2027. Secondo gli ultimi dati, ammontano a circa 43 miliardi di euro le risorse Ue garantite all’Italia dai Fondi strutturali per il periodo 2021-2027, cui si aggiungono più o meno altrettanti miliardi di euro di cofinanziamento nazionale. A beneficiarne nei prossimi sette anni saranno principalmente i progetti finanziati dal Fondo sociale europeo, ribattezzato Fse Plus, e dal Fesr. Poco meno di dieci miliardi di euro, inoltre, sono stati assegnati all’Italia per sostenere i progetti a valere su un altro Fondo strutturale, il Fondo europeo di sviluppo rurale (Feasr). Il precedente ciclo di programmazione dei Fondi strutturali non va, però, in soffitta perché la Commissione Ue ha deciso alla fine del 2020 di assegnare ulteriori risorse ai programmi finanziati durante il ciclo 2014-2020 attraverso l’iniziativa React Eu. Questo significa che le autorità pubbliche a livello nazionale e regionale avranno nel 2021 e nel 2022 la possibilità di varare misure aggiuntive anche a favore delle Pmi, in attesa che decolli il nuovo ciclo dei Fondi Ue 2021-2027. Le piccole e medie imprese conoscono bene le opportunità offerte dai Fondi strutturali, tanto che negli ultimi sette anni questi Fondi ne hanno sostenute un milione e 200mila in tutta Europa, dando loro la possibilità di assumere 420mila persone.

The banner “Recovery Plan for Europe” on the front of the Berlaymont building

Il secondo pilastro, Next Generation Eu, è, a differenza dei Fondi strutturali europei, uno strumento a tempo, che non sarà più riproposto al termine dell’emergenza. E’ un Piano di fuoriuscita dalla crisi articolato in vari programmi. Il più importante di questi è costituito dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza, che avrà una dotazione complessiva di 672,5 miliardi di euro. Bruxelles definisce la resilienza come la capacità di un Paese di far fronte a uno shock economico e di recuperare rapidamente la sua crescita (potenziale) dopo essere entrato in recessione. Gli altri programmi sono:

 

• React-Eu, che, come abbiamo visto, integrerà le risorse previste per il ciclo dei Fondi strutturali 2014-2020; 

• Orizzonte Europa, mirato a potenziare la ricerca e l’innovazione nel sistema produttivo; 

• InvestEu, un programma per sostenere gli investimenti e l’accesso ai finanziamenti; 

• Sviluppo rurale, dedicato al settore agricolo; 

• Il Fondo per la giusta transizione (Just Transition Fund – Jtf), che punta a rendere più sostenibili le imprese europee; 

• RescEu, riservato a interventi nella sanità. 

Le Pmi europee nell’industria, nel terziario e nell’agricoltura potranno dunque contare, grazie a Next Generation Eu, su una vasta gamma di opportunità nei campi della ricerca, della transizione verde, della digitalizzazione e dell’accesso al credito.

Dal Piano di ripresa europeo dovrebbero arrivare nel nostro Paese circa 222 miliardi di euro, pari al 12,5% del nostro PIL nel 2021. Questi 222 miliardi di euro sono costituiti dai 196 miliardi provenienti da Next Generation EU, dai 13 miliardi e mezzo di euro previsti da React-Eu, da 1,2 miliardi del Fondo per la transizione ecologica e per la restante quota dal Fondo nazionale sviluppo e coesione (Fsc). Si tratta di un’iniezione ricostituente che dovrebbe avere i primi effetti benefici proprio quest’anno, perché la spesa sarà concentrata in soli tre anni: 2021, 2022 e 2023. Per essere più precisi, il 70% delle risorse si utilizzerà obbligatoriamente nel 2021 e nel 2022 e il restante 30% nel 2023. Si stima che, grazie agli aiuti di Next Generation Eu, nel 2026 il prodotto interno lordo dell’Italia dovrebbe crescere del 3%. Una parte consistente dei 222 miliardi di euro, pari a 127,6 miliardi di euro, arriverà sotto forma di prestiti che l’Italia dovrà restituire all’Europa. Gli Stati membri dell’UE sono chiamati a preparare un Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr), con l’obiettivo di indirizzare e governare l’utilizzo delle risorse loro assegnate da Next Generation Eu. Il Piano è poi sottoposto all’approvazione da parte di Bruxelles.