Da Leone XIII a Francesco: le Banche di Credito Cooperativo

La piccola-grande storia della cooperazione di credito ha superato i passaggi di secolo e di millennio e prosegue forte della sua impostazione valoriale. Che ha trovato ispirazione nella dottrina sociale della Chiesa e nell’esempio di grandi papi

Dal 1891 (quando fu pubblicata la Rerum Novarum di Leone XIII) a oggi sono trascorsi circa 128 anni: un tempo non lunghissimo ma tale, comunque, da non poter essere considerato breve: iniziò infatti in quell’anno una “piccola-grande” storia.

In quel periodo le banche erano a disposizione solo delle fasce di popolazione più ricca, mentre i poveri non trovavano ascolto. Per i poveri le banche (quando esistevano!) erano “un sogno” e rimanevano una aspirazione lontana. Molti in quel periodo iniziarono generosamente a darsi da fare creando strumenti in favore dei meno abbienti.

Il primo episodio di cooperativismo risale al 1844. Il 21 dicembre un piccolo gruppo di 28 operai della cittadina inglese di Rochdale costituì una cooperativa di consumo: fu la prima, e da lì iniziò una grande avventura. Seguirono altri, come Raiffeisen e Wollemborg, che operarono in Germania e in Veneto.

C’era peraltro da affrontare un fenomeno tristemente noto: l’usura, la cui diffusione penalizzava gli operatori di piccole dimensioni, che rappresentavano la parte prevalente dell’economia.

Fu così che i cattolici sentirono il bisogno di prendere posizione esplicita. Le prime realizzazioni dell’impegno cattolico in campo creditizio presero impulso intorno al 1890, sotto la direzione di sacerdoti che seguivano l’esempio dell’infaticabile don Luigi Cerutti, il quale, assieme al parroco don Giuseppe Resch, fondò la prima Cassa Rurale cattolica. Da quel momento Cerutti divenne uno dei più importanti ispiratori dell’azione economico-sociale della Chiesa a cavallo tra i due secoli. Si propagò l’attivismo delle parrocchie e dei parroci, che spesso diventarono anche direttori della banca locale.

L’ansia associativa crebbe ulteriormente nel 1891 con le direttive dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII. Si ebbe un vero e proprio risveglio del popolo subalterno che aspirava ad essere autonomo: non più azioni in favore dei poveri e dei deboli, ma iniziative tra poveri.

Il Pontefice sentiva la necessità di prendere posizione di fronte ai disordini politici, al crescente odio dei poveri per i ricchi, all’offesa costante della dignità umana. Con la sua enciclica il Papa esortò i cattolici a intraprendere iniziative concrete in campo economico, per aiutare le popolazioni rurali e il proletariato urbano. Una di queste iniziative ebbe come scopo proprio la diffusione delle Casse Rurali. Si poté assistere così alla loro proliferazione in tutte le regioni d’Italia, specie del Nord, grazie all’opera indefessa, come già sottolineato, di don Cerutti.

Dopo una prima fase di grande crescita, soprattutto nelle regioni del Nord Italia e in alcune province della Sicilia, dove si rivelò decisiva l’azione di don Luigi Sturzo, le Casse Rurali risentirono duramente dell’impostazione autoritaria del fascismo, e durante il regime persero importanza e peso. Ma rimase l’impostazione valoriale, che permise una rinascita nel secondo dopoguerra. Le cooperative, non solo quelle di credito, continuarono a rappresentare una sorta di spazio in cui si incontrano persone prive della divisa usualmente indossata nel mondo sociale. Una sfera di relazioni non mercificate e non burocratizzate, esterne ai circuiti del denaro e del potere.

Oggi la “piccola-grande” storia continua. Nonostante i tempi trascorsi e le novità importanti che stanno interessando le Banche di Credito Cooperativo, rimane intatta la fiducia nei valori della cooperazione. Un altro Papa, Francesco, incontrando recentemente il “popolo” della Banca di Credito Cooperativo di Roma, ha ricordato i sacerdoti e i laici delle comunità animate dallo spirito di solidarietà cristiana, e ha esortato tutti, mediante la sussidiarietà e la solidarietà, a umanizzare l’economia. La “piccola-grande” storia, insomma, è sempre viva e attuale e prosegue la sua marcia grazie a quanti si riconoscono nella grande famiglia della cooperazione.

Salvatore Rizza