Contro il virus dell’ingiustizia sociale

Rinnovato lo strumento del microcredito con un importo massimo del finanziamento che passa da 25mila a 40mila euro, con la possibilità di arrivare fino a 50mila. Siglato anche un accordo tra l’Ente Nazionale del Microcredito e la Capogruppo Iccrea a favore delle famiglie in temporanea difficoltà finanziaria, con la collaborazione attiva di BCC Roma

La storia del microcredito inizia grazie alla splendida intuizione di Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006, con l’obiettivo di creare un sistema di piccoli prestiti destinati ad imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali.

In Italia il microcredito è disciplinato dall’articolo 111 del Testo Unico Bancario, che prevedeva fino a pochi mesi fa il requisito di  importi non superiori a 25 mila euro, elevabili a 35 mila nel caso di erogazioni a stadio di avanzamento progetto. Ora, con le modifiche introdotte dalla Legge 30 dicembre 2020, n. 178, il limite è stato portato a 40 mila, che in alcuni casi può essere elevato a 50 mila. 

Rimangono gli altri requisiti, relativi all’avvio di nuove iniziative imprenditoriali o di inserimento nel mercato del lavoro e alla prestazione obbligatoria da parte dell’intermediario finanziario di servizi di tutoraggio.

Il finanziamento è assistito da una garanzia pubblica pari all’80% dell’importo erogato, a prima richiesta ed a ponderazione zero emessa dal Fondo Centrale di Garanzia per le PMI e da ISMEA per il settore agrario.

È chiaro quindi l’intento del legislatore di identificare il prestito di microcredito come uno strumento volto alla nascita ed allo sviluppo di start-up dove la componente finanziaria si va ad associare ad una componente obbligatoria di consulenza.

Il microcredito quindi non è solo “un credito di piccolo importo” ma è uno strumento di promozione sociale e di sviluppo economico che permette un accesso al credito a neo imprenditori con buone idee ma poche o nessuna garanzia. Per tali soggetti infatti l’assenza contemporanea di storia creditizia e garanzie personali o reali rende difficile se non impossibile l’accesso al credito pur in presenza di un buon progetto imprenditoriale.

L’incremento dell’importo massimo finanziabile è una novità importante che allarga le possibilità di utilizzo dello strumento per le startup di ogni settore economico.

Da un’analisi per settore dei nostri finanziamenti di microcredito emerge infatti in maniera preponderante un utilizzo più marcato nei settori della ristorazione, del commercio e dei servizi alla persona, che purtroppo sono anche i settori maggiormente impattati dai provvedimenti restrittivi dovuti alla pandemia Covid-19.

L’aumento dell’importo permetterà un maggiore utilizzo dello strumento creditizio anche nel supporto alla nascita di nuove imprese industriali, dove necessariamente gli investimenti iniziali sono più elevati.

Altra novità positiva è l’accordo tra la nostra Capogruppo Iccrea e l’Ente Nazionale per il Microcredito. Obiettivo: l’attivazione di un gruppo di lavoro congiunto, al quale la nostra Banca offrirà il suo contributo in termini di competenza ed esperienza nel settore, per la costituzione di un fondo di garanzia di microcredito sociale atto a favorire l’accesso al credito di individui e famiglie in temporanea difficoltà finanziaria. L’iniziativa si inserisce nel piano di sostenibilità del Gruppo Iccrea, che si propone di sviluppare nuovi percorsi di inclusione finanziaria e sociale e la realizzazione di nuove soluzioni per favorire l’accesso al credito dei soggetti non bancabili.

I finanziamenti di microcredito, sia nella versione imprenditoriale che sociale, possono rappresentare una delle risposte alle crescenti diseguaglianze sociali, che in seguito alla pandemia risaltano  in maniera ancor più drammatica.

Il rapporto 2020 sulla povertà della Caritas Italiana evidenzia che tra aprile e giugno dello scorso anno le Caritas diocesane hanno assistito  450 mila persone, registrando un forte incremento rispetto al 2019. Tra i beneficiari circa il 30% è rappresentato dai cosiddetti “nuovi poveri”, famiglie e individui che per la prima volta hanno sperimentato condizioni di disagio e di deprivazione economica. Tra gli assistiti prevalgono i disoccupati, le persone con impiego irregolare bloccato a causa delle restrizioni imposte dal lockdown, i lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria o in deroga e i lavoratori precari che non usufruiscono di ammortizzatori sociali.

Banche a forte vocazione sociale come le Banche di Credito Cooperativo devono quindi ampliare ancora di più il loro impegno a favore dell’inclusione sociale, che passa necessariamente anche per l’inclusione creditizia. Come ha detto Papa Francesco, oltre all’urgenza di trovare la cura per un virus, che sta mettendo in ginocchio il mondo intero, è necessario attivarci per curare un grande virus, quello dell’ingiustizia sociale, della disuguaglianza di opportunità, della emarginazione e della mancanza di protezione dei più deboli.

In merito al virus sanitario, grazie ai vaccini si vede una luce in fondo al tunnel. Per la cura del grande virus dell’ingiustizia sociale la strada è più lunga, e non può più passare per la pur necessaria assistenza di primo impatto, ma deve approntare soluzioni più durature e fornire nuove opportunità di emancipazione economica e sociale

Domenico Buonocunto