Come difendersi dalla scomparsa del futuro

di Maurizio Aletti

Nel tradizionale Rapporto annuale, pubblicato lo scorso dicembre, il Censis ha tratteggiato un quadro che rimane denso di incognite. L’incertezza è lo stato d’animo dominante degli italiani, che ricorrono a stratagemmi individuali per difendersi dalla scomparsa del futuro. Per questo il Credito Cooperativo deve rimanere il punto di riferimento di sempre, traendo il meglio dalla riforma epocale che lo ha interessato negli ultimi anni

Giunto alla 53ª edizione, il Rapporto Censis ancora una volta ha analizzato i più significativi fenomeni socio-economici del Paese, che si trova  da un decennio in una fase di eccezionale trasformazione. La parola chiave del 2019 è stata l’incertezza, che è lo stato d’animo con cui ben il 69% degli italiani guarda al futuro. Ma come siamo arrivati a questo punto, si chiedono al Censis?

Le ragioni sono tante. Dapprima gli italiani hanno dovuto scontare la crisi del welfare pubblico, destinando risorse crescenti a strumenti privati di autotutela. Poi c’è stata la rottura dell’ascensore sociale, con l’ansia provocata del rischio di un possibile declassamento. Anche perché la nuova occupazione creata negli ultimi anni è stata segnata da un andamento negativo di retribuzioni e redditi. L’aumento dell’occupazione nel 2018 (+321.000 occupati) e nei primi mesi del 2019 è una sorta di “bluff” – afferma letteralmente il Rapporto – che non produce reddito e crescita. Il bilancio della recessione è infatti di -867.000 occupati a tempo pieno e 1,2 milioni in più a tempo parziale.

È così che il 63% degli operai oggi arriva a credere che in futuro resterà fermo nella condizione socio-economica attuale. Ed è così che il 64% degli imprenditori e dei liberi professionisti teme ormai la scivolata verso il basso della scala sociale. Si aggiunga a questo il declino di due pilastri storici della sicurezza familiare, il mattone e i Bot, con un mercato immobiliare senza più le garanzie di rivalutazione di una volta e titoli di Stato dai rendimenti infinitesimali.

“Mattone e Bot – spiega il Censis – erano inscritti nel codice genetico degli italiani, come strumenti che rispondevano materialmente alla domanda sociale di futuro, il veicolo per salire verso livelli più alti di benessere”. Venuti meno questi pilastri del modello tradizionale di sviluppo, agli italiani non è arrivata però l’offerta di percorrere nuovi sentieri di crescita. Anzi, secondo il 74% dei cittadini nei prossimi anni l’economia continuerà a oscillare tra mini-crescita e stagnazione, e il 26% è sicuro che è in arrivo una nuova recessione. Risultato? Stress esistenziale e sfiducia, che si concretizza in un dato allarmante: il 75% degli italiani non si fida più degli altri.

Ecco allora che crescono quelli che l’istituto di Piazza di Novella chiama stratagemmi individuali per difendersi dalla scomparsa del futuro. Gli italiani hanno cercato di porre una diga per arrestare la frana verso il basso: “la loro reazione vitale ha generato una formidabile capacità opportunistica, con l’attivazione di processi di difesa spontanei”. Tradotto, attenzione ai consumi e accumulo di liquidità come forma cautelativa di difesa.

Come si pone il Credito Cooperativo in questa situazione dipinta a tinte fosche dai numeri del Censis? Con l’approccio di sempre, rinnovando l’azione di “vicinanza” al proprio pubblico – cittadini e piccole imprese – per custodire i risparmi al meglio e finanziare i progetti di vita delle famiglie e di sviluppo imprenditoriale. Ma, soprattutto, continuando a parlare con la gente.