Caravaggio e il mistero di Narciso

Ripercorriamo le principali interpretazioni che sono state date del Narciso di Caravaggio, opera affascinante ed enigmatica, esposta presso Galleria Nazionale di Arte antica di Palazzo Barberini

Il dipinto di Caravaggio Narciso è una delle opere più misteriose e affascinanti tra quelle della Galleria Nazionale di Arte antica di Palazzo Barberini. Attribuito a questo autore per la prima volta da Roberto Longhi, quest’opera rimane ancora sostanzialmente un mistero riguardo alla sua storia. Ma certo ci mostra la raffigurazione di un personaggio mitologico in modo tanto singolare da renderlo quasi effige di una situazione eternamente attuale per implicazioni psicologiche ed esistenziali. L’immagine pittorica che Caravaggio elabora del mito di Narciso lo reinterpreta infatti in modo positivo rispetto alla nozione tradizionale, eliminando da esso la valenza negativa che presentava nella formulazione più diffusa, prevalente nel medioevo.

Il dipinto presenta Narciso nell’attimo del rispecchiamento, senza cenno all’esito tragico del suo annegamento, conseguente al tentativo di raggiungere l’immagine riflessa della quale è innamorato.

Il giovane reale e la sua immagine rispecchiata si congiungono invece tramite le mani, creando una forma circolare che costruisce un’unità tra le due figure. Come se il Narciso sulla riva non fosse più reale di quello rispecchiato, anche perché lo spazio che li accoglie entrambi è costituito da un buio omogeneo.

Caravaggio, quindi, interpreta il riflesso di Narciso come una “realtà”, ovvero un’apparizione che affiora dalla profonda dimensione dell’oscurità, quasi evocata dal Narciso terreno 

Il rispecchiamento è raffigurato perciò da Caravaggio come l’incontro con un altro sé stesso, nel quale può intendersi non la raffigurazione di un doppio speculare, ma l’immagine di una dimensione psichica con la quale entrare in contatto.

 Questa doppia presenza di Narciso può essere interpretata a livello simbolico in una significazione di natura esistenziale e morale.

Relativamente al contenuto di natura esistenziale, il giovane dipinto da Caravaggio sembra mostrarci la scoperta di una sua identità nell’immagine del suo corpo riflessa nell’acqua, che diviene forma della bellezza della sua persona.

Tale circostanza è stata interpretata da più studiosi alla luce della teoria del riconoscimento della propria immagine nello specchio come dato fondante della coscienza dell’io, elaborata dallo psicanalista e filosofo Jacques Lacan, secondo la quale l’individuo compie l’atto iniziale di un processo costruttivo della propria identità quando da bambino, tra i sei e i diciotto mesi, si vede riflesso in uno specchio. 

L’autocoscienza che del proprio io l’individuo comincia a costruire da questo momento è quindi quella che fa derivare l’identificazione di sé stesso da una forma percepita come esterna al suo corpo. 

È per questo che tale processo può essere considerato la premessa di un essere nella realtà che comporta la capacità di essere altro dall’immediato sé stesso, e fonda l’esistenza nel mondo come passaggio dall’essere naturale a quello culturale e sociale. Situazione nella quale la propria esistenza entra in relazione con le immagini dell’esistenza degli altri.

Da un punto di vista etico, certo più vicino al contenuto intenzionale del dipinto di Caravaggio, artista di profonda tensione morale, il rispecchiamento di Narciso è stato invece interpretato come riconoscimento della componente divina che abita ognuno di noi. Ovvero nella perfetta bellezza della sua immagine riflessa è stata vista la rappresentazione del Cristo-uomo che è dentro ogni essere umano, momento culminante del pensiero teologico del cardinal Borromeo, del quale Caravaggio conosce e ama gli insegnamenti. 

A tale proposito Maurizio Calvesi, grande storico dell’Arte recentemente scomparso, interpretando la struttura compositiva del Narciso di Caravaggio ne coglie la simbologia essenziale a livello morale quando scrive: “Conosci te stesso, credo si debba aggiungere, per conoscere Dio. Dio lo si può conoscere nella propria anima o, come in uno specchio enigmatico, nel mondo: Narciso assomma e in qualche modo unisce i due temi.” Rivelandoci, con queste illuminanti parole, come lo sguardo del Narciso che è dentro tutti noi sia rivolto a riconoscere la componente spirituale che abita la nostra persona, rispecchiamento della sua più autentica bellezza.

Licia Sdruscia