Bellezza eterna sotto la cenere

Lo scorso giugno i soci BCC Roma hanno visitato il sito archeologico più famoso del mondo, quello di Pompei. Negli ultimi anni, grazie a efficaci e intensi interventi di messa in sicurezza e restauro, sono stati restituiti al pubblico molti edifici, tra i quali la Villa dei Misteri e la Casa dei Vettii

La bellezza eterna di Pompei non finisce di riservare sorprese: gli scavi mettono in luce senza sosta nuove bellezze e itinerari inediti, tra strade, domus e botteghe che hanno caratterizzato la civiltà romana prima del 79 dopo Cristo, quando cioè la città fu coperta dall’eruzione del Vesuvio. È quanto hanno potuto vedere con i loro occhi circa 400 soci BCC Roma, che in due turni, il 10 e il 17 giugno scorsi, hanno effettuato una eccezionale visita nel sito archeologico più famoso del mondo, che conserva un fascino e un interesse storico unici.

Pompei, con i suoi 66 ettari di cui circa 50 scavati (comprese le aree suburbane), è un insieme straordinario di edifici civili e privati, monumenti, sculture, pitture e mosaici di tale rilevanza per la storia dell’archeologia e per l’antichità da essere riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’ UNESCO.

La cenere ed i lapilli che seppellirono la città in seguito all’eruzione, narrata nelle due famose epistole di Plinio il Giovane ma ricordata anche dagli storici dell’epoca, ne hanno infatti consentito un’eccezionale conservazione permettendo di avere un’immagine concreta dell’organizzazione delle città romane, come della vita quotidiana dei suoi abitanti.

Il visitatore vi può oggi entrare accedendo da una delle antiche porte, che si trovavano lungo le mura (ingresso di Porta Marina), camminando per le sue antiche strade basolate lungo le quali è possibile visitare abitazioni, modeste e ricche, con i propri apparati decorativi sia parietali che pavimentali, botteghe, il Foro con i suoi spazi ed edifici pubblici, le aree sacre, i complessi termali e gli edifici per spettacoli nel quartiere dei teatri e nell’anfiteatro.

Negli ultimi anni, grazie a efficaci e intensi interventi di messa in sicurezza e restauro, sono stati restituiti al pubblico 37 edifici, tra i quali la Villa dei Misteri e la Casa dei Vettii, inaccessibile da 12 anni. Inoltre è completata e visitabile gran parte della rete viaria urbana, compresi numerosi vicoli, prima impraticabili. Insomma, gli Scavi di Pompei sono tornati a nuova vita, grazie agli interventi di recupero e di rilancio realizzati sotto la regia di Soprintendenza Speciale, oggi Parco Archeologico di Pompei e dell’Unità Grande Progetto.

La Villa dei Misteri, scoperta parzialmente nel 1909-1910, è uno dei gioielli di Pompei, appartenuta forse alla famiglia degli Istacidii, fra le più importanti della Pompei di età augustea. Presenta un impianto architettonico risalente al I secolo a.C. con successive trasformazioni fino al momento dell’eruzione.

Contiene la celeberrima Sala dei Misteri, coronata da uno straordinario ciclo pittorico, ampiamente discusso dagli studiosi, che occupa la fascia mediana della sala, al di sopra di uno zoccolo decorato a finto marmo che funge da podio. La scena è dominata dalla coppia divina posta al centro della parete di fondo, in cui si identificano Dioniso e Afrodite (o Arianna).

La Casa dei Vettii deve invece il suo nome alla famiglia a cui apparteneva, i Vettii appunto, come testimoniato da diverse iscrizioni elettorali e sigilli: l’abitazione fu ristrutturata nel I secolo. Spicca l’affresco di Priapo mentre sul focolare della cucina sono state ritrovate graticola e pentole. La maggior parte della casa presenta affreschi con pannelli colorati nel caratteristico rosso pompeiano.

L’offerta del sito è dunque enorme e si arricchisce di anno in anno. I soci, in particolare, hanno visitato il settore della città denominato Regio VII, ricco di monumenti tra i più prestigiosi dell’antica città. Il Santuario di Apollo, ad esempio, che, assieme al tempio Dorico, è il santuario più antico di Pompei, come attesta la decorazione architettonica superstite databile al 575-550 a.C., anche se l’attuale sistemazione è del II sec. a.C., quando fu costruito il quadriportico in tufo con colonne ioniche e trabeazione dorica.

Il percorso ha toccato poi il Tempio di Giove, risalente al II sec. a.C., con il suo alto podio lungo trentasette metri e largo diciassette. Custodiva una statua di Giove, della quale resta la testa, di età sillana (80 a.C. circa), periodo in cui l’edificio è trasformato in Capitolium e dedicato al culto della Triade Capitolina (Giove, Giunone, Minerva).

È stata poi la volta della Casa del Poeta Tragico, al cui ingresso si trova il famoso mosaico con un cane alla catena e la scritta Cave Canem (“attenti al cane”), tipico di altre abitazioni pompeiane.

Infine il Tempio di Venere, uno dei più importanti luoghi di culto di Pompei. Gravemente danneggiato dal terremoto del 62 d.C., il santuario era ancora in ricostruzione al momento dell’eruzione. Tuttavia l’importanza del culto era tale che anche durante i lavori le celebrazioni non vengono interrotte, ma spostate in un piccolo sacello provvisorio nel quale nel 1863 fu rinvenuta la celebre lucerna d’oro ora conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, forse dono dell’imperatore Nerone e di sua moglie Poppea al santuario.

Per i soci si è dunque trattato di un evento da ricordare, conclusosi a pranzo con una vista del Golfo di Napoli. Uno scorcio indimenticabile, adatto a chiudere una giornata ricchissima, divisa tra le emozioni che solo la grande arte può dare e quelle di una storia che ancora ci riguarda da vicino.