Aziende socie BCC Roma/1 – Santa Famiglia il “woman’s hospital” di Roma

di Giuliano Polidori

La Santa Famiglia è l’unica casa di cura italiana mono-specialistica in ostetricia e ginecologia. Ha alle spalle una storia di eccellenza, iniziata nel 1950, e recentemente prestazioni e qualità l’hanno portata a distinguersi ulteriormente: ha infatti aumentato il numero dei parti anziché perderli a seguito del tasso di denatalità crescente che colpisce il Paese, divenendo così un punto di riferimento a livello nazionale. Ne abbiamo parlato con la direttrice Donatella Paganini (socia BCC Roma), che ha introdotto nella struttura un nuovo, efficace modello assistenziale

 

Dottoressa Paganini, quali sono i punti di forza che hanno reso in questi anni la Santa Famiglia un punto di riferimento in Italia?

Personalmente ho imparato molto da un’esperienza famigliare che mi ha purtroppo fatto conoscere la malattia e mi ha fatto capire come ci si sente dall’altra parte. La lezione è che se non si ha un sostegno concreto che vada al di là dell’aspetto strettamente clinico a volte non si riesce ad avere successo. Per questo ho cercato innanzitutto di creare armonia tra i dipendenti, che solo così riescono a trasferire serenità ai pazienti. Il mio lavoro è stato in particolare quello di incrementare ulteriormente il tasso di efficacia nel settore ostetrico e ginecologico. In questo senso la vera svolta, credo, è stata quella di aver fatto diventare questa struttura un vero e proprio “Woman’s hospital”: in altre parole ci prendiamo carico della donna attraverso tutta la sua esistenza, dalla nascita fino all’insorgenza della menopausa, passando attraverso momenti critici come la fase post partum e i cambiamenti dell’adolescenza. E lo facciamo tramite un nuovo modello assistenziale che punta tutto sull’accoglienza e sull’approccio multidisciplinare.

Ed è così che avete incrementato il numero dei parti…

Esatto. Consideri che l’infertilità nel nostro Paese è un problema importante e ancora sottovalutato. Il Lazio, in particolare, ha un tasso di denatalità più alto della media nazionale. La Santa Famiglia, invece, è in controtendenza: siamo pressoché l’unica clinica che anziché di perdere nascite le ha incrementate: ne seguiamo oltre 2mila l’anno (ad agosto 2017, ad esempio, abbiamo registrato più 100 parti rispetto all’anno precedente). Conta molto, lo ripeto, l’attenzione complessiva che abbiamo confronti della donna, il nostro approccio accogliente lungo tutto il percorso che va dall’inizio della gravidanza fino al parto, ma che prosegue anche nella fase successiva, ad esempio con i corsi gratuiti di allattamento con le nostre ostetriche.

In cosa consiste il nuovo modello assistenziale da lei introdotto?

Sono tanti i punti qualificanti, a partire dalla convenzione con l’Università di Tor Vergata: uno dei massimi esponenti internazionali di ginecologia ed ostetricia che lì insegna, il prof. Domenico Arduini, collabora con noi e forma i professionisti più giovani. Ma collaboriamo anche con l’Empab (la cassa di previdenza dei biologi). Inseriamo così nella nostra struttura biologi nutrizionisti che assistono validamente le pazienti insieme al ginecologo e allo psicologo. Per un anno lavorano gratuitamente con noi e i più meritevoli, a fine percorso, potranno avere dei contratti. Sempre con l’Empab abbiamo dato vita al Dna Point, un ambulatorio di diagnosi prenatale che è il nostro fiore all’occhiello, una novità assoluta rafforzata da un ambulatorio di genetica coordinato dalla dott.ssa Marina Baldi. E questo perché è fondamentale capire fin dal primo trimestre qual è la situazione del nascituro, se ci sono patologie sulle quali è possibile agire sin da quando è in grembo. Abbiamo inoltre una chirurgia ginecologica di eccellenza, con tecniche laparoscopiche e laparotomiche all’avanguardia. E oltre a ginecologi, ostetrici e neonatologi ci sono anche gli anestesisti, perché il dolore del parto non deve minare quell’innato istinto della maternità che è proprio della donna, che non deve avere paura di affrontare una nuova gravidanza. Mi lasci aggiungere che non lasciamo sola la donna neanche quando sopravvengono problemi susseguenti al parto. Parlo dell’incontinenza femminile, che è un problema non di poco conto e che può sorgere anche in giovane età. Disponiamo di tecniche molto avanzate in grado di risolvere il problema. Ma prima di arrivare a questo tipo di interventi puntiamo in via preventiva alla riabilitazione del pavimento pelvico. Insomma, seguiamo le nostre pazienti in tutte le fasi cruciali, anche nei momenti di fragilità clinica e psicologica.

In questo che ruolo ha la famiglia della partoriente?

Un grande ruolo, penso all’attenzione che riserviamo ai nonni, oltre che ai padri, per preparare anche loro al momento magico della nascita. Sono infatti convinta da sempre che accanto al percorso clinico deve esserci un percorso che riguardi il fattore emotivo, l’affettività e nella fase delicata del parto c’è bisogno anche di una presenza famigliare concreta e strutturata.

Problema adolescenza: come lo affrontate e quali risposte può dare la Santa Famiglia alla giovani ragazze e alle loro famiglie?

Le adolescenti hanno problemi che le ragazze della mia generazione non avevano. Già dall’inizio dell’età fertile, e cioè circa dai 12 anni in poi, è necessario iniziare un rapporto costante con il ginecologo mettendo definitivamente da parte il pediatra. Su questo però vedo che c’è un po’ di resistenza da parte delle famiglie. Per questo noi abbiamo un pool di ginecologhe donne, tutte under 45, esperte nella gestione delle adolescenti, perché la prevenzione dell’infertilità comincia quando una giovane diviene sessualmente attiva ed è fondamentale trovare la giusta chiave di comunicazione.

A proposito di adolescenti: i problemi alimentari legati a questa fascia di età sono diventati allarmanti.

Ha ragione. Non esistono strutture nel Lazio che gestiscano questo problema. Gli unici riferimenti che hanno le famiglie spesso sono le cliniche psichiatriche. Ma chi ha disturbi alimentari è provato che abbia intelligenza e sensibilità elevatissime, ed è davvero difficile che possa uscire dal guado in questo modo. Insieme alla Santa Famiglia focalizzerò sempre di più questo problema, anche perché quando ci si presenta una ragazza con amenorrea (ovvero assenza di ciclo), spesso in realtà abbiamo a che fare con problemi alimentari che nascondono anoressia e bulimia.

Si è parlato recentemente sulla stampa di alcune mamme straniere che hanno avuto la possibilità di partorire da voi.

Sì, cerchiamo di metterci a disposizione facendo tanto volontariato. Lo scorso anno abbiamo aderito alla Giornata mondiale del povero indetta da Papa Francesco e abbiamo aperto le porte della nostra struttura facendo partorire due donne, una cubana e una eritrea. Poi abbiamo avuto l’idea creare gli “Angeli rosa della Santa Famiglia”: diamo vita ad ambulatori dove accettiamo donne in stato di indigenza, prive di documenti e pertanto non assistite dal Servizio sanitario nazionale. Recentemente hanno partorito da noi due profughe siriane. Sono attività in cui mettiamo il cuore.