Assemblea Federlus – Custodi dei valori cooperativi

L’Assemblea dei Soci della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Lazio, Umbria, Sardegna, tenutasi il 23 luglio a Pontinia (Latina), ha approvato il bilancio 2020. Positivi i risultati ottenuti dalle 15 BCC associate, con un utile aggregato di 55,5 milioni, in crescita del 42,5%. L’Assemblea ha anche proceduto alla nomina del Consiglio di Amministrazione e degli altri Organi Sociali per il triennio 2021-2023. Confermato Francesco Liberati nella carica di Presidente, con Amelio Lulli Vicepresidente Vicario e Maurizio Capogrossi Vicepresidente

L’Assemblea ha avuto un alto valore simbolico, in quanto è stata la prima riunione in presenza della Federazione da oltre 16 mesi, da quando, cioè, ha avuto inizio la pandemia.

I risultati ottenuti nell’esercizio 2020 dalle 15 banche associate alla Federazione sono più che soddisfacenti e mostrano una rete di BCC nelle tre regioni di riferimento che ha mantenuto e spesso sviluppato il presidio commerciale, non facendo mancare la propria azione di prossimità e sostegno sociale anche, e soprattutto, nella fase pandemica. Le prime stime a consuntivo, infatti, indicano dati aggregati positivi per le 15 BCC, di cui 9 affiliate al Gruppo Bancario Iccrea e 6 al Gruppo Cassa Centrale Banca:

• aumento degli impieghi creditizi a 12,9 miliardi, con un incremento del 10,6%; 

• diminuzione dei crediti deteriorati di circa il 20%; 

• crescita della raccolta diretta a 15,7 miliardi, con un incremento del 7,1% sul 2019;

• utile complessivo di 55,5 milioni, con un incremento del 42,5%;

• aumento del patrimonio netto a 1,28 miliardi, con una crescita del 5,6%.

L’Assemblea ha poi proceduto alla nomina del Consiglio di Amministrazione e degli altri Organi Sociali per il triennio 2021-2023. Subito dopo l’Assemblea, il Consiglio di Amministrazione ha confermato Francesco Liberati (BCC Roma – Gruppo Iccrea) nella carica di Presidente, con Amelio Lulli come Vicepresidente Vicario (BCC Centro Lazio – Gruppo CCB) e Maurizio Capogrossi (BCC Colli Albani – Gruppo Iccrea) Vicepresidente.

L’incontro è stato arricchito dall’intervento dell’economista Leonardo Becchetti, che ha illustrato le attuali sfide poste dai “mali pubblici globali”, dalla pandemia all’emergenza climatica, puntando l’attenzione su quale sarà il ruolo del sistema creditizio e delle BCC in particolare nell’accompagnare le imprese nella nuova transizione economica e digitale.

“Guardando al futuro secondo la rappresentazione del Prof. Becchetti – ha detto il Presidente Francesco Liberati – le BCC sono chiamate a rinnovare il loro sguardo sulla realtà, proseguendo il percorso di cambiamento che le sta interessando a fondo, dopo l’avvio operativo dei gruppi bancari, fermo restando che la mutualità deve rimanere la pietra angolare sulla quale imperniare l’approccio creditizio. Come Federazione Lazio, Umbria, Sardegna siamo convinti che non possa esserci alternativa alla configurazione in Gruppi Bancari Cooperativi, in termini di modello d’aggregazione delle BCC. Con le difficoltà di scenario che ci aspettano – ha concluso Liberati – l’evoluzione del mercato, la crescente digitalizzazione e l’ingresso di nuovi concorrenti, è sempre più importante per ogni singola BCC avere un gruppo alle spalle, che sia garanzia di tenuta finanziaria e patrimoniale, conformità amministrativa e normativa, presidio dei controlli e, ultimo ma non meno importante aspetto, di sviluppo commerciale. Compito della nostra Federazione, in sintonia con il sistema associativo nazionale, è quello di confermarsi come custode della coerenza storica del Credito Cooperativo, fornendo valore aggiunto per supportare le BCC”.

È quindi intervenuto il Presidente Federcasse Augusto Dell’Erba, che ha ricordato l’impegno della Federazione nazionale per la ricerca di un nuovo equilibrio normativo e di Vigilanza per le BCC unitamente ai primi risultati conseguiti e alla prosecuzione di tale impegno, in sintonia con i gruppi bancari cooperativi Iccrea e Cassa Centrale Banca. 

Hanno portato il saluto del Gruppo Bancario Iccrea il Presidente Giuseppe Maino e il Direttore Generale Mauro Pastore, che hanno ricordato l’importanza della collaborazione tra Gruppi e sistema associativo nazionale e locale del credito cooperativo e sottolineato la rilevanza dell’enorme lavoro sinora realizzato per il decollo operativo del Gruppo Iccrea con i buoni risultati ottenuti, confermati dal recente “comprehensive assesment” svolto dalla BCE, che ha dato un esito soddisfacente, confermando la solidità degli assetti patrimoniali del Gruppo anche in presenza di scenari estremi.

Anche Amelio Lulli, Vicepresidente della Federazione BCC Lazio Umbria Sardegna e Presidente della Banca Centro Lazio, aderente al Gruppo Cassa Centrale Banca, ha ricordato l’impegno dei Gruppi, suffragato da ottimi risultati, sottolineando in particolare come anche le banche del  Gruppo Cassa Centrale Banca godano di stabilità finanziaria e come abbiano ottenuto nel 2020 numeri apprezzabili.

L’economia circolare è la chiave del nostro futuro

Pubblichiamo una sintesi dell’apprezzato intervento di Leonardo Becchetti all’Assemblea Federlus

La creazione di valore è diventata una delle principali sfide per il settore finanziario. In particolare per il  Credito Cooperativo, che occupa il 7% totale del mercato e eroga un quarto del credito nei confronti delle imprese artigiane e delle PMI. 

I nuovi drivers in questo senso sono cinque: 

La transizione ecologica: il sistema bancario ha un ruolo fondamentale nella transizione ecologica, poiché deve supportare le imprese nell’investimento in processi produttivi meno inquinanti. I principali settori sui quali si deve operare per la riduzione dell’emissione sono l’industria, che ad oggi produce il 31% delle emissioni soprattutto nei settori dell’acciaio, del cemento e della plastica; la produzione di energia, che genera il 27% di emissioni con la necessità dell’utilizzo di fonti rinnovabili; l’agricoltura e allevamento, che producono il 19% di emissioni; i trasporti che ne generano il 16%, e infine il riscaldamento domestico, che raggiunge il 7%. Pertanto, l’Unione Europea nel suo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha stabilito il criterio “do no significant harm”, il quale prevede che tutti gli investimenti del PNRR debbano realizzare un miglioramento in almeno uno dei domini di riferimento (adattamento e mitigazione climatica, uso sostenibile dell’acqua, economia circolare, prevenzione dell’inquinamento e salute degli ecosistemi) mantenendo una situazione invariata in relazione agli altri. 

L’economia circolare: l’Italia ha una forte tradizione di trasformazione dei prodotti, che ha permesso di sviluppare una tecnologia della circolarità ante litteram. Senza dubbio il successo di un’azienda sarà dettato nel futuro anche dalla sua capacità di creare prodotti circolari, diventando un vantaggio competitivo la capacità di riuscire a trasformare uno scarto costoso in una nuova materia prima. Per esempio la Caviro, che è la più grande Cooperativa agricola e vitivinicola italiana, ad oggi è leader nell’economia circolare e ha creato una seconda filiera che utilizza gli scarti industriali per produrre bioenergia e gli scarti non naturali per produrre bioplastiche. Questo è un esempio di come un’azienda, scegliendo la transizione ecologica, finisca anche per rafforzare il suo posizionamento competitivo.

Lo smart work: prima della pandemia il fenomeno dello smart work veniva concepito come una realtà astratta, poiché l’efficienza della produttività aziendale si pensava si potesse raggiungere solo tramite la modalità di lavoro in presenza. Con la pandemia sono emersi i diversi vantaggi dello smart work, quali: il risparmio economico per l’azienda, l’aumento della produttività, il miglioramento dello stile di vita dei lavoratori e la crescita della sostenibilità ambientale. Si è scoperto che l’attività di produzione può avvenire in tre modalità: tramite il lavoro sul posto, tramite webinar o tramite videocollegamento. Tutto questo ci rende manager del nostro tempo e quindi in grado di conciliare formazione, lavoro e tempo libero. 

La coesione: è in fase di realizzazione uno studio ISTAT sull’incidenza economica dei fattori di coesione, in termine di valore aggiunto per addetto. L’analisi viene svolta su un campione di 400mila imprese, tutte sopra i 250 addetti tranne una quota rappresentativa di quelle composta da 3 a 50 addetti.  Dallo studio sono emersi quattro fattori di coesione particolarmente significativi: 

• l’attenzione al welfare dei dipendenti, intesa come la conciliazione lavoro – famiglia; 

• il team working considerato come soft skill fondamentale;

• il coinvolgimento degli stakeholders nelle politiche di responsabilità sociale d’impresa;

• l’investimento sul territorio.

La coesione è competizione, l’arte delle relazioni è fondamentale, e la tradizione della cooperazione si fonda proprio sull’arte delle relazioni, che è a sua volta incentrata sui temi del valore, della coesione e della fiducia.

La generatività: gli studi sulla felicità dimostrano che la combinazione tra la creatività e la capacità di avere un impatto, ossia la generatività, sono fondamentali per la soddisfazione personale. La rivoluzione della generatività si è estesa anche nel mondo dell’economia, e ad oggi esiste una finanza generativa che punta non solo al profitto ma anche all’impatto. Nel tempo si è riscontrato che l’investimento in società poco sostenibili costituiva un fattore di rischio, e l’Unione Europea è intervenuta richiedendo ai fondi d’investimento che si dichiarano green, di misurare la loro sostenibilità attraverso degli indicatori d’impatto. La strada, insomma, è segnata.

Se queste sono le cinque parole chiave del nostro futuro, il Credito Cooperativo non può non porsi all’avanguardia di questo percorso, consapevole che solo così si può progettare nel futuro prossimo la crescita di competitività delle nostre aziende.