Antonio Canova eterna bellezza

Una mostra con oltre 170 opere e prestigiosi prestiti da importanti musei e collezioni italiane e straniere. Obiettivo: raccontare il legame tra il grande scultore veneto e la città di Roma

È stata inaugurata il 9 ottobre – e sarà aperta al pubblico fino al 15 marzo 2020 – la mostra-evento dedicata ad Antonio Canova al suo legame con la città di Roma che, fra Sette e Ottocento, diventò la fucina del suo genio e inesauribile fonte di ispirazione.

Antonio Canova, Maddalena penitente

Incorniciate all’interno di un allestimento di grande impatto visivo, oltre 170 opere di Canova e di alcuni artisti a lui coevi animano le sale del Museo di Roma in Palazzo Braschi. L’esposizione racconta in 13 sezioni l’arte canoviana e il contesto che lo scultore trovò giungendo nell’Urbe nel 1779.

J.F. Pierre Peyron, Bélisaire recevant l’hospitalité d’un paysan qui avait servi sous ordres, 1779

Attraverso ricercate soluzioni illuminotecniche, lungo il percorso espositivo viene rievocata la calda atmosfera a lume di torcia con cui l’artista, a fine Settecento, mostrava le proprie opere agli ospiti, di notte, nell’atelier di via delle Colonnette.

Antonio Canova, Amorino alato

Antonio Canova, Amore e Psiche

Antonio Canova, Autoritratto, 1812

Antonio Canova, Danzatrice mani sui fianchi, 1086-1812

Dai tesori dei Musei Capitolini a quelli dei Musei Vaticani, dalle raccolte dei Farnese e dei Ludovisi ai marmi inseriti nel contesto urbano dell’epoca, furono tantissime le opere che l’artista – rapito dal loro fascino – studiò minuziosamente, rendendole testimoni e protagoniste del suo stretto rapporto con la città.

Antonio Canova, Creugante

In mostra si ripercorrono gli itinerari compiuti dallo scultore alla scoperta di Roma, sin dal suo primo soggiorno. Sorprendenti, ad esempio, le sue parole di ammirazione nei confronti del gruppo di Apollo e Dafne di Bernini, visto a Villa Borghese, e riportate nei suoi Quaderni di viaggio.

È inoltre possibile approfondire, attraverso la presentazione di disegni, bozzetti, modellini e gessi, anche di grande formato, il lavoro dell’artista per i grandi Monumenti funerari di Clemente XIV e di Clemente XIII, e per il Monumento agli ultimi Stuart; spicca tra essi, per la grande qualità esecutiva, il marmo del Genio funerario Rezzonico concesso in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo e il modellino del Monumento Stuart della Gypsotheca di Possagno.