Amore in musica

Intervista a Claudio Baglioni, di cui è appena uscito l’album In questa storia che è la mia, un’autobiografia musicale ed esistenziale e una summa di 52 anni di carriera. Il celebre cantautore romano racconta le sue origini e cerca di spiegare il perché di un successo capace di scavalcarei decenni e le generazioni

di Annalisa Bucchieri

Un cantautore che dopo 52 anni di carriera riesce a vendere 45.000 copie in due settimane del suo ultimo album, In questa storia che è la mia, uscito il 4 dicembre scorso, è uno che il successo non ha aspettato che arrivasse a cavalcioni di una stella cadente dal cielo della fortuna ma lo ha conquistato con studio e passione autentici. Pochi come Claudio Baglioni possono vantare il suo palmarès: basti pensare che La vita è adesso rimane a tutt’oggi l’album più venduto in Italia con un milione e mezzo di copie e 18 mesi in top  ten. I critici storceranno pure il naso, ma alzi la mano chi non ha vissuto mai un momento magico con le canzoni di Baglioni. Canzoni che sono la cartina tornasole della storia sentimentale e musicale del nostro Paese dagli anni ’70 fino ai giorni nostri. Eppure all’inizio della sua carriera pochi avrebbero scommesso sulla sua riuscita, come lui stesso ci racconta.

È vero che il primo provino non andò per niente bene?

Sì, era una prima incisione che mandai alla casa discografica Ricordi. Mi liquidarono commentando che non avrei mai fatto niente di buono È vero anche però che non ho mai mollato, e in questo mi ha aiutato tantissimo mio padre carabiniere che ha investito i suoi risparmi per comprarmi un pianoforte e per farmi seguire le lezioni di musica. 

Ha vissuto la sua infanzia a Centocelle, in una realtà romana popolare. Quanto ha inciso ciò nel suo percorso artistico? 

In realtà la mia famiglia ha origini contadine e toscane, per cui la nostra venuta a Roma per motivi di lavoro ha comportato confrontarsi con una realtà molto più impegnativa economicamente e molto diversa dal protetto ambito campagnolo. I miei hanno creduto subito in me e mi hanno spronato a intraprendere la strada della musica trasmettendomi al contempo il valore dell’impegno dello studio per arrivare a realizzare i miei desideri.

Cosa ha comprato con i primi soldi guadagnati? 

Ricordo bene le mille lire guadagnate nel 1968 alla mia prima esibizione professionale in teatro. Invitai i miei genitori in pizzeria, però quando è arrivato il conto i soldi che avevo guadagnato non bastavano ed è dovuto intervenire mio padre a completare la cifra. 

In questa storia che è la mia è la summa di 52 anni di percorso artistico, un’autobiografia musicale ed esistenziale. 

Mi è costata tre anni di lavoro spezzato da lunghe pause dovute all’impegno grandissimo del Festival di Sanremo, che ho assunto con grande scrupolo. È un album-racconto dove ripercorro le stagioni della vita – l’infanzia con la misteriosa fascinazione della musica, l’adolescenza passata a rincorrere il sogno di fare di quell’arte la mia esistenza, il mio mestiere, la gioventù e la maturità, consensi e successi inimmaginabili infinitamente al di là di qualunque aspettativa – ma anche le varie stagioni musicali tutte profondamente diverse tra loro vissute create in 52 anni di dischi e concerti.

Ha iniziato con una chitarra e la sua voce da genuino cantautore mentre in questo ultimo album si contano moltissimi musicisti che l’accompagnano. Si può dire che la sua musica è diventata sempre più orchestrale?

Sì, ho voluto progressivamente ampliare gli orizzonti e arricchire la gamma fonemica del mio lavoro artistico collaborando sia con grandi musicisti a livello internazionale che con grandi strumentisti italiani. Quest’ultimo album è quasi un album artigianale, vero, sincero, fatto a mano come una volta, interamente suonato da uomini e donne. È un progetto nel quale ho impegnato la mia sensibilità, la mia conoscenza a partire dalla scrittura strutturata su linee melodiche e processi armonici che la musica popolare può ancora immaginare e offrire all’ascolto. Le sonorità sono tutte reali, nel senso di acustiche. Il ricorso all’elettronica è stato dedicato esclusivamente alla cura degli effetti e delle atmosfere virtuali.

Baglioni, lei ha rivoluzionato in Italia il concetto stesso di performance live, i suoi più che concerti sono veri e propri spettacoli.

Effettivamente sono stato il primo a inaugurare la stagione dei grandi raduni negli stadi, e ancora il primo nel 1991 a far scomparire il palco e portare la scena al centro delle arene più importanti e prestigiose d’Italia: mi piace essere generoso e restituire ai miei fan l’affetto e l’amore che mi dimostrano, per cui quando vengono a sentirmi offro loro la gioia di una visione artistica corale: balletti, luci, scenografie.

A proposito di restituire qualcosa della fortuna ricevuta, vi sono state diverse occasioni in cui ha suonato e cantato per eventi di solidarietà. Ne vuole ricordare qualcuno? 

Tra gli eventi più remoti nel lontano ’91 il concerto “Insieme contro la droga” al PalaEur di Roma, e nel ’93 in memoria di Borsellino, Falcone e Caponnetto. Ho continuato a fare questo tipo di spettacoli negli anni a seguire, per esempio a favore della comunità carceraria minorile dei ragazzi di Nisida. Il festival laboratorio O’Scià sulla spiaggia di Guitgia a Lampedusa, nato nel 2003 da una mia idea e ripetuto ogni anno, recentemente ha ottenuto l’alto patronato della presidenza della Repubblica: per me è un appuntamento imperdibile di cui sono veramente molto fiero. Poi il concerto a piazza Duomo a L’Aquila riaperta al pubblico dopo il sisma dopo per la prima volta, e infine l’evento in ricordo delle vittime del Covid19 organizzato dalla Polizia di Stato al Viminale.

Ai suoi concerti è facile vedere sedute le mamme vicino alle figlie, i nonni o gli zii vicino ai nipoti. Qual è il segreto del suo successo che brilla alto da 50 anni e attraversa le generazioni? 

Essendo un segreto non lo dirò… Molto dipende dal fatto che le mie fan ragazze degli anni ’70 hanno fatto sentire le mie canzoni ai loro figli e poi nipoti. Probabilmente ha inciso anche il mio continuo evolvermi e evolvere la mia musica in virtù dei tempi. In ogni brano che compongo c’è un grande lavoro di scavo interiore e anche di empatia con le persone, e quindi probabilmente ho saputo interpretare anche alcune sentori ed emozioni dei più giovani o dell’epoca. 

Come ha vissuto questo lungo periodo del Covid19? 

È stata una prova difficile come artista ma ancor di più umanamente per tutto lo smarrimento e la sofferenza che ho percepito intorno a me a causa della crisi economica provocata dalla pandemia che ha toccato il mondo dello spettacolo a me vicino. Tecnici del suono, arrangiatori, tecnici della luce, ballerini, strumentisti, coreografi, costumisti, registi, videomaker: tutti coloro che fanno grande il lavoro dell’artista famoso. Tornerò a cantare dal vivo, tornerò a stringermi al mio pubblico appena sarà possibile. Intanto con slancio ottimistico vi aspetto al mio prossimo concerto alle Terme di Caracalla a Roma a giugno del 2021.

Sembra che Questa storia che è la mia chiuda il cerchio esistenziale e poetico iniziato con Questo piccolo grande amore, uscito quasi cinquant’anni prima. È questo il segno che si era prefisso di lasciare al suo pubblico come recita la strofa d’attacco del brano-manifesto Un uomo di varie età?

In realtà è così. L’elemento che anima e muove tutta la narrazione di quest’ultimo album è quel sentimento dirompente che tutti viviamo senza mai conoscerlo e comprenderlo davvero, e che chiamiamo amore; amore personale e universale, reale e irreale, definito e indefinito allo stesso tempo. Nei 14 brani che lo compongono, non troverete strade, bar, cantine, lampade Osram, manca il mondo di fuori dei miei esordi, tutto è molto più intimista ma conferma quanto l’amore sia un grande, trascinante sentimento anche quando sembra piccolo. Successo, soldi, grandi progettualità: in fondo ciò che rende veramente ricchi è l’amore, per me l’amore in musica.