Alex e la sua seconda vita

Rinascere dopo un incidente terribile. Intervista ad Alex Zanardi, un campione che ci insegna come andare avanti migliorando se stessi e il mondo: “Sono più contento di me stesso oggi rispetto a come ero prima dell’incidente. Sono stato molto fortunato”

Alex Zanardi non ha bisogno di presentazioni: pilota di Formula 1 e Kart, ma anche conduttore televisivo apprezzato e, oggi più che mai, campione indiscusso di “handbike” salito sul podio più alto prima a Londra poi a Rio, a 52 anni continua ad allenarsi “duro” per Tokyo 2020. Insomma nulla lo ferma, neanche quando parla. E’ un fiume in piena durante l’intervista. Del resto come potrebbe non esserlo chi ha da raccontare un’esperienza di vita unica, anzi un’esperienza di “due vite”, separate tra loro da un evento tremendo al quale in pochi sarebbero sopravvissuti, non solo dal punto di vista fisico.

La sua nuova esistenza inizia il 14 settembre del 2001, sul circuito tedesco del Lausitzring, quando, alla guida della Reynard Honda, viene travolto dall’auto del canadese Alex Tagliani. Un impatto tremendo, in conseguenza del quale ad Alex Zanardi vengono amputate entrambe le gambe: tutti pensarono alla fine di una carriera sportiva. Invece fu l’inizio di una rinascita.

Cosa hai pensato quando hai ripreso conoscenza in ospedale?

Quando mi sono svegliato, invece di domandarmi «come faccio a vivere senza gambe?» mi sono detto «ma come cavolo farò a fare tutto ciò che devo senza le gambe?». Ero convinto che un modo lo avrei trovato e mi incuriosiva capire come avrei fatto, ma ero certo che ci sarei riuscito. Certamente mi hanno aiutato tutte le persone che mi sono state vicine, in primis mia moglie Daniela, facendo in modo che questa mia convinzione non venisse meno e non vacillassi mai. Ci sono stati momenti di difficoltà, ma non ho mai pensato «oddio, la vita è finita», quanto piuttosto «la vita è cambiata». Sicuramente sono più contento di me stesso oggi rispetto a come ero prima dell’incidente. Sono stato molto fortunato.

L’incidente ha cambiato il tuo sistema di valori e anche il tuo rapporto con il denaro?

Diciamo che li ha rafforzati. Stessi valori, mezzi e modalità diversi per raggiungerli. Papà faceva l’idraulico, e la mamma casalinga per arrotondare faceva lavori da sarta. I miei genitori mi hanno insegnato che per ottenere dei buoni risultati devi fare sacrifici e metterci grande impegno. E che i migliori “investimenti” (sorride, ndr) si fanno sulla propria evoluzione e nei rapporti umani. Il mio primo Kart l’ho costruito io stesso a 14 anni. Materialmente e simbolicamente parlando, il mio tesoro attuale è costituito dagli ori e dagli argenti delle medaglie conquistate alle Paralimpiadi di Londra e Rio de Janeiro. Senza lo sport non sarei riuscito a ricostruirmi un’esistenza. Sono un uomo ricco… di passione agonistica.

Questa tua fonte di ricchezza hai deciso di condividerla generosamente con gli altri creando Oso (Oltre ogni sport), progetto ideato per avviare e sostenere persone disabili all’attività agonistica. Ce ne vuoi parlare?

Sì, il nostro obiettivo é individuare almeno 3 atleti da portare alle prossime Paralimpiadi in Giappone nel 2020. Credo, per esperienza personale ma anche da ciò che ho visto in giro in ospedali, che lo sport in generale è in grado di regalare “l’ispirazione” a superare i propri limiti. Nelle competizioni paralimpiche ciò è molto più evidente, perché quando si vede uno, menomato nel fisico, che fa comunque qualcosa di tecnicamente impressionante, viene da dire: «Ma io a 40 all’ora non ci vado neanche in bicicletta, quello lì ce la fa solo con la forza delle braccia». Da quando “incidentalmente” (e qui Alex ironizza con leggerezza, ndr) ho scoperto questo mondo, mi sono trovato fianco a fianco a persone che sono già degli individui selezionati: perché se un ragazzo disabile fa sport, è uno che i problemi li ha già superati, li ha già lasciati a casa. Invece nello sport tradizionale succede anche di trovare soggetti che sono vincenti in campo, ma che in realtà sono molto fragili caratterialmente.

Quindi per un disabile la pratica sportiva è quasi il raggiungimento di una sorta di “pace interiore”?

Prima dell’incidente, credevo che la disabilità fosse rappresentata solo dalla sedia a rotelle, ma è molto di più: la sedia a rotelle è una sciocchezza in confronto a certi limiti che la tua disabilità può importi. Io sono un disabile molto fortunato perché ho l’agilità di un gatto, visto che devo solo spostare il peso di un corpo che è ridotto dalla mia menomazione, solo con le braccia, che sono molto forti: gioco come voglio e quando infilo un paio di protesi comunque cammino. Ma ci sono persone che in sedia a rotelle magari fanno meno impressione di quanta ne faccia io quando non porto le protesi, ma che hanno limitazioni molto più gravi. Detto questo, il concetto di “limitazione” è molto relativo. Noi tutti siamo esseri “limitati” rispetto ad altre specie che popolano questo mondo – nessuno ha la forza di un elefante o la vista di un’aquila – eppure nel corso del tempo, grazie alla nostra capacità di trovare strade alternative per arrivare a destinazione, siamo diventati la specie dominante. La disabilità è di fatto una condizione relativa, dipende da come la si vede. Se si resta attaccati al pensiero di “andar lì, così come fanno tutti come quelli che ci vanno con le gambe”, non mi muoverò mai più, ma se “quello che mi interessa davvero è andare lì”, che lo faccia con la sedia a rotelle, con un paio di protesi o semplicemente con la forza delle braccia, non conta perché l’importante è “arrivare lì”. Se è questo che riesci davvero a metabolizzare, poi la vita ricomincia, cambia il modo di misurare le cose, ma l’importante è fare di nuovo tutto al meglio delle proprie capacità.

Spesso sorprende la tua autoironia.

Scherzare su una menomazione fisica, basta che sia fatto con garbo, può aiutare ad accorciare le distanze tra noi e gli altri “normali”. Il fatto che si cominci anche a fare un po’ di ironia sulle persone disabili significa che dall’altra parte si comincia a comprendere che c’è questo desiderio da parte di chi occupa il lato opposto di incontrarsi nel mezzo. Ed è positivo, tanto che un tweet con una foto che mi prendeva in giro e che ha scandalizzato molti, a me ha fatto molto ridere e, visto che c’ero, ci ho aggiunto una battuta. Penso che sia uno dei tweet che ho lanciato che ha generato più like e discussioni.

Quindi, anche l’atteggiamento verso la disabilità sta cambiando, da parte dei cosiddetti “normodotati”.

Penso di sì e credo che lo sport abbia contribuito molto. La finale olimpica dei 5mila metri nello Stadio Olimpico di Londra mi fa ancora venire la pelle d’oca. Quella gara ha creato un clima che si era già visto con la finale dei 100 m e dei 200 m con Bolt in gara. Il mio merito è stato di aver in qualche modo portato l’attenzione verso un mondo che già la meritava, però non c’è dubbio che Londra abbia segnato il passo tra uno sport che prima di allora era visto come “partecipativo” e che oggi viene visto come “competitivo”.

Con la tua fondazione Bimbingamba aiuti bambini che hanno subito amputazioni procurando loro protesi. Perché è così importante aiutarli per te?

Credo che quello che ci tiene vivi nella vita a volte sia condividere. Mi piace essere felice, e faccio tutto mosso da passione e curiosità, cercando quindi la mia felicità personale prima di tutto. Ma la vera serenità non arriva se vivo intorno a persone che soffrono. Perciò provo a migliorare il mondo per quello che posso. Anche quando ho accettato di lavorare per RaiGulp e RaiYoYo e in seguito per i cartoons Cars, l’ho fatto perché pensavo che mi sarei divertito e che contestualmente gli introiti di quel lavoretto sarebbero andati alla mia associazione.

A proposito di lavoretti, è vero che tuo figlio Nicolò alla domanda “Che lavoro fa tuo padre” rispose “i lavoretti di casa”…

Aveva ragione Nicolò, sono molto bravo ad aggiustare i rubinetti che perdono e sistemare i guasti casalinghi, oltre a fare dell’ottima pizza. In realtà se fai un mestiere che ti diverte e ti appassiona e non lo percepisci come un obbligo per portare il pane a casa ma come una fonte di gioia e soddisfazioni, allora quello non si può chiamare lavoro.

Sei testimonial della campagna #CoverYourPhone che invita, chi si mette alla guida, a girare la cover del telefono per oscurare il display ed evitare distrazioni alla guida.

Non c’è dubbio che noi con il nostro atteggiamento siamo in testa nella particolare lista degli elementi attivi che possono dare sicurezza. Perché se nel momento in cui c’è un’auto ferma e in quel momento si guarda il telefono, non solo si può perdere la propria vita, ma anche toglierla a qualcun altro. Una volta i rischi erano legati più alla nostra passione per le automobili che ci spingeva a premere sull’acceleratore, ad andare forte, le condizioni del traffico erano diverse e si aveva di più la tentazione di portare più spesso l’auto al limite. Il pericolo te lo andavi a cercare con atteggiamenti che erano scorretti, ma il cui pericolo più grande era legato all’errore. Oggi l’errore non è tanto legato al fatto di compiere qualcosa di sbagliato, ma di “non fare” perché non si è presenti con la testa, perché si è distratti da uno smartphone che è ormai quasi lo specchio della nostra vita e non scollegarsi da quel mondo nel momento in cui decidiamo di metterci al volante è un qualcosa di dannatamente pericoloso. #CoverYourPhone di certo non risolverà tutti i problemi, ma sicuramente porterà a pensare e se si riesce a rendere efficace questa campagna si ottiene un primo risultato, coinvolgendo le persone a ripetere questo gesto e rendendolo virale.

La vita è una sola…

Parola di Zanardi!

Chi è Alex Zanardi

Alessandro Zanardi, per tutti Alex, nasce a Bologna il 23 ottobre 1966. Ex pilota automobilistico e maglia azzurra nell’handbyke paralimpico.

Cresciuto a Castel Maggiore, Alex sviluppa fin da bambino la passione per i motori, nonostante l’opposizione della famiglia che in quegli stessi anni aveva perso la figlia maggiore Cristina in un incidente stradale.

Dopo una carriera di successo nel mondo delle auto da corsa, (si è laureato campione CART nel 1997 e 1998, e campione italiano superturismo nel 2005), perde entrambe le gambe in gara. Improvvisamente perde il controllo della vettura (pare per la presenza di acqua e olio sulla traiettoria di uscita) e, dopo un testacoda, viene investito ad alta velocità dall’avversario Alex Tagliani. L’impatto è violentissimo: la vettura di Tagliani colpisce perpendicolarmente la vettura del pilota bolognese all’altezza del muso, dove erano alloggiate le gambe, spezzando in due la Reynard Honda di Zanardi. Prontamente raggiunto dai soccorsi, Zanardi appare subito in condizioni disperate: lo schianto ha provocato, di fatto, l’istantanea amputazione di entrambi gli arti inferiori, rischiando di farlo morire dissanguato. Viene caricato sull’elicottero e condotto all’ospedale di Berlino, dove rimane in coma farmacologico per circa tre giorni. Dopo sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni subite Zanardi lascia l’ospedale per cominciare il processo di riabilitazione.

Dopo l’incidente del Lausitzring, Zanardi inizia a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili, e, ritiratosi dalle corse automobilistiche, intraprende una nuova carriera sportiva nel paraciclismo, dove attualmente corre in handbike nella categoria H4. È titolare di ben 8 titoli mondiali e alle Paralimpiadi di Londra 2012 ha conquistato 2 medaglie d’oro e una d’argento nella staffetta a squadre miste. Al termine dell’evento, viene scelto come portabandiera azzurro per la cerimonia di chiusura dei Giochi e qualche settimana dopo, in virtù dei risultati conseguiti, è eletto “Atleta del mese” dal Comitato Paralimpico Internazionale.

Ai Mondiali di Nottwill 2015, in Svizzera, Alex Zanardi è salito sul primo gradino del podio in tutte le gare a cui ha partecipato, nella crono, nella prova in linea e nella staffetta.

Il 2015 viene incorniciato il 18 dicembre quando nella serata di Gala dei Gazzetta Sports Awards viene consegnato ad Alex il Premio Legend.

Anche il 2016 inizia alla grande per Alex Zanardi che, per la quinta volta in carriera, ha conquistato la Maratona di Roma, aggiudicandosi la gara nella categoria handbikes con il tempo record di 1:09’15”. Ma è alle Olimpiadi di Rio 2016 che Zanardi porta alla maglia azzurra altri due ori memorabili che lo suggellano il miglior handbikers di tutti i tempi.

Oggi Zanardi è conosciuto e apprezzato come come conduttore televisivo, Nel 2010 debutta su Rai 3 il programma di divulgazione scientifica E se domani, sulla scienza e le nuove tecnologie]. Il programma ottiene buoni riscontri per via del carattere di semplicità del linguaggio divulgativo sollecitato dal conduttore che, non essendo addentro alla materia, svolge più il ruolo di “curioso” che non di “conoscitore”. Appeal e seguito di pubblico continuano dal 2012 per la conduzione del programma di divulgazione sportiva Sfide, sempre su Rai 3.

Quest’anno Alex si è regalato un sogno, anzi lo ha regalato a tutti noi, partecipando all’Ironman di triathlon a Cervia: una gara che prevedeva 3,8 km di nuoto, 180 km di bicicletta e 42,2 km di corsa.

Zanardi ha stabilito il record del mondo nella categoria atleti disabili migliorando il primato, che era già suo, di circa mezz’ora. Ha concluso in 8 ore 26 minuti e 6 secondi, classificandosi al quinto posto. Un quinto posto che vale una montagna di ori perché era l’unico atleta disabile tra normodotati.