Quelle occasioni da prendere al volo

 

Il premio World Press Photo l’ha consacrato come uno dei fotografi migliori del mondo, conferendogli l’Award 2015 per l’immagine del barcone di migranti fatto lo scorso anno a largo delle coste libiche. È Massimo Sestini e gli spericolati scatti dall’alto sono la sua specialità. Ci ha detto che rischiare fa parte della sua natura: “è questa mia propensione che mi spinge a organizzare servizi fotografici in capo al mondo, investendo non solo molto tempo, ma anche molto denaro”

di Annalisa Bucchieri

Il più prestigioso premio fotogiornalistico del momento, il World Press Photo, l’ha consacrato come uno degli autori migliori del mondo conferendogli l’Award 2015 per lo scatto zenitale del barcone colmo di migranti, fatto nel giugno del 2014 a largo delle coste libiche. Massimo Sestini, toscanaccio doc, questo riconoscimento se l’è guadagnato con mesi di preparazione sul fenomeno migrazione, di studio delle rotte, di pratiche burocratiche per ottenere il permesso di salire a bordo di una portaerei della Marina militare e di giorni di attesa prima che fosse il momento giusto per decollare da poppa con l’elicottero e scattare dalla prospettiva che ama di più, quella verticale. Chi conosce come lavora Sestini sa che questo punto altissimo della sua carriera arriva a coronamento di un percorso lavorativo lungo e denso di momenti importanti.

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È stato l’unico fotografo al mondo a riprendere i funerali di Giovanni Paolo II dall’alto, il solo a scattare all’interno del vagone del Rapido 904 distrutto da una bomba in Val di Sambro, il primo a entrare con la Canon scafandrata nelle cabine sommerse della Costa Concordia. Ha collaborato con le maggiori testate giornalistiche nazionali e internazionali, spaziando dal reportage di mafia alle paparazzate, dal ritratto patinato alle istantanee di cronaca.

Poliedrico, eclettico, difficilmente etichettabile. Sestini come si autodefinirebbe?

Un fotografo estremo. Lavoro maneggiando contemporaneamente tre reflex digitali, sfido qualsiasi paura, dalle vertigini alla claustrofobia, e disattendo qualsiasi regola di prudenza pur di raggiungere un’inquadratura sensazionale e produrre un’immagine che nessun altro prima ha scattato. Mi sono immerso con la muta stagna in un lago gelato così come mi sono fatto ancorare sul pattino esterno di un elicottero in volo. Ed è soprattutto per la fotografia aerea che faccio pazzie. Tutto il resto è diventato mestiere, confesso, ma scattare dall’alto rimane dopo tanti anni una passione vera.

Una passione molto costosa, immagino?

Sì, assolutamente, tanto che ho assicurato sia la mia persona che tutta la mia attrezzatura. Ogni volta che fotografo in volo mi porto appresso quasi 40mila euro di materiale: corpi macchina e obiettivi, gusci, monopiedi, lampade, stativi, sistemi di imbracatura, dispositivi di scatto da remoto e dispositivi antivibrazione molto raffinati per contrastare il movimento delle pale dell’elicottero, etc… E naturalmente un reportage del genere necessita dell’impiego di almeno un paio di collaboratori.

Nella gestione dei soldi è più cicala o più formica?

Sono uno con le mani bucate! Spendo i soldi ancor prima di averli. Ma fa parte della mia natura rischiare: è questa mia propensione che mi spinge a organizzare servizi fotografici in capo al mondo, investendo non solo molto tempo, ma anche molto denaro, su notizie che potrebbero essere un flop.

 © Massimo Sestini

© Massimo Sestini

Si considera uno shopping-victim?

Direi più sobriamente che sono un patito della tecnologia. Compro computer, tablet, cellulari e tutto ciò che di nuovo nel mondo digitale compare sul mercato. Del resto sono tutti apparecchi che mi servono per il lavoro oltre che per il piacere. Devo tenermi costantemente aggiornato sui sistemi avanzati di ripresa e produzione se voglio essere competitivo.

A che età ha cominciato a guadagnare da solo i primi soldi?

A 15 anni, grazie naturalmente alla fotografia. Andavo alla prima tappa di una tournée di un cantante rock per scattare immagini durante il concerto, poi le stampavo formato cartolina e le vendevo a 250 lire l’una alla tappa successiva dello stesso artista con un banchetto fuori lo stadio.

Si ricorda la prima cosa bella che si è acquistato con quella attività?

Una Canon A1. È stato solo l’inizio di una lunga storia d’amore con la Canon che ancora continua (annovero un solo tradimento con Nikon). Fin da subito ho concentrato le mie energie su quella che sarebbe diventata la professione della mia vita.

Cosa le ha insegnato la sua famiglia riguardo ai soldi?

Che non sono la cosa più importante. I miei genitori sono gente semplice ma con valori forti.

Il miglior investimento fatto?

L’assunzione delle persone che collaborano alla mia agenzia. Dieci fotografi come staff permanente con base a Firenze oltre ad una ventina di corrispondenti che operano in tutta Italia. Gente in gamba, dinamica e poliedrica come me.

Strano, il 90% degli intervistati rispondono la casa…

Le persone sempre prima delle cose. Certo, riconosco il senso di solidità che ti fa sentire avere una casa tutta tua, infatti ne ho comprata una con mutuo ventennale ma appena ho avuto l’occasione l’ho estinto subito. Odio le rate.

Un’ultima curiosità: com’è riuscito a convincere Michelle Hunziker a salire sull’albero maestro alto 30 metri di un veliero o Alberto Tomba a farsi fotografare di notte su un barchino vestito da pescatore con lenza alla mano?

Diciamo che anche i vip sanno che di ritrattistica patinata classica ce n’è tanta e a un certo punto passa inosservata. Mentre io cerco sempre un’immagine che spiazzi il lettore e lo costringa a fermarsi su di essa. Le immagini prevedibili sono invendibili e per me le fotografie si dividono tra quelle che si vendono e quelle che non si vendono.

Duecento servizi all’anno, pagati alle tariffe più alte del mercato, sembrano dargli ragione.

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