L’Ara Pacis presenta Toulouse-Lautrec

In mostra quasi 170 opere provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest. Protagonista il talento del pittore bohémien della Parigi di fine Ottocento, con illustrazioni, copertine di spartiti e locandine, alcune delle quali autentiche rarità perché stampate in tirature limitate

di Gianfranco Ferroni

Bust of Mademoiselle Marcelle Lender (1895) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

Dopo le stragi di Parigi, Roma dà un bel segnale ospitando all’Ara Pacis (l’altare della pace) l’arte di Henri de Toulouse-Lautrec dedicata alla capitale francese. Toulouse-Lautrec fu illustratore di libri, giornali e riviste, ma anche grafico pubblicitario di manifesti e cartelloni teatrali, i nuovi veicoli comunicativi di cui si avvalse il gusto nuovo a cavallo dei due secoli, quell’Art Nouveau che fu ponte di raccordo tra decorazione e produzione industriale. Ecco così quasi 170 opere provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest, protagonista l’arte del pittore bohémien della Parigi di fine Ottocento, in una rassegna che ripercorre l’attività dell’artista dal 1891 al 1900, poco prima della sua morte avvenuta a soli 36 anni.

La mostra, promossa e prodotta da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group, e organizzata con Zètema Progetto Cultura, consente di portare a Roma il fior fiore della raccolta di opere di Toulouse-Lautrec conservata in uno dei musei più importanti d’Europa. Zsuzsa Gonda e Kata Bodor, curatrici dell’esposizione che vanta otto affiches di grande formato e due cover degli album della cantante, attrice e scrittrice francese Yvette Guilbert con 10 litografie, permettono di far rivivere il fascino della borghesia francese, ambientato tra le luci del quartiere parigino di Montmartre, ricco di vita notturna e locali. Come scrive Gonda nel catalogo Skira, era la “meta preferita delle gite dei parigini, questa zona dall’atmosfera provinciale, nota per le sue ex cave, i vigneti e i ristoranti a buon mercato”. Così fu scoperta dagli artisti romantici. Nel 1860 il villaggio venne annesso alla capitale come XVIII arrondissement, anche se la gente del posto continuò a chiamarlo con il nome di “butte Montmartre” (collina di Montmartre).

The Large Theatre Box (1897) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

Nel 1871 lo spirito ribelle dei suoi abitanti ne fece il centro della Comune di Parigi. La Basilica del Sacré-Coeur, che sarebbe divenuta il suo emblema, fu eretta in cima alla collina grazie a una sottoscrizione pubblica per rimediare alla “vergogna” della Comune. Émile Zola ha acutamente descritto il contrasto tra la Basilica che si innalza verso il cielo e la miseria che dilagava ai suoi piedi. Ecco le sue parole: “Un quartiere interamente nuovo veniva costruito lungo le ampie arterie aperte all’inizio dei grandi lavori per il Sacro Cuore. Pretenziose case borghesi si ergevano già dove prima c’erano solo giardini e bcc 1_51appezzamenti liberi, ancora circondati dagli steccati. E queste case dalle facciate imponenti, tutte nuove e bianche, conferivano un aspetto ancora più cupo e miserabile agli edifici fatiscenti e malfermi che rimanevano, alle bettole dalle pareti rosso sangue, alle cités con gli alloggi degli operai, quei ricettacoli di miseria luridi e neri in cui gli uomini vivevano ammucchiati come animali”. Nella seconda metà dell’Ottocento il quartiere fu popolato da un esercito di scrittori, poeti, pittori e cantanti, attratti dai costi contenuti degli affitti. Lautrec, che amava le riunioni libere e informali con gli amici, riceveva spesso gli ospiti nell’appartamento-studio di Montmartre. Sono rappresentazioni d’istanti di vita quotidiana che Lautrec restituisce con un effetto di grande immediatezza: in poco tempo l’artista diventa uno degli illustratori e disegnatori più richiesti di Parigi. Nel percorso della mostra, oltre le opere di Toulouse-Lautrec, ecco rare immagini come fotografie e riprese cinematografiche d’inizio Novecento che evocano la Parigi della Belle Époque. Uno dei segni tangibili e maggiormente conosciuti del culto delle celebrità di Lautrec è la pubblicità realizzata nel 1891 per il Moulin Rouge con La Goulue, una ballerina all’epoca molto popolare. Il successo di questo manifesto procura a Toulouse-Lautrec numerose commissioni permettendogli di entrare in contatto con gli interpreti più in voga del momento. Diviene buon amico del cantautore e cabarettista francese Aristide Bruant (1851-1925), e contribuisce a definire la figura del cantante attraverso una serie di stampe e di litografie, tra cui Bruant nel suo cabaret (1893), rappresentato con il suo mantello voluminoso, cappello a larghe tese e una sciarpa rossa intorno al collo. La modernità delle rappresentazioni stilizzate, strutturate in superfici di colore omogenee gli procura una immediata e inaspettata celebrità.

The Englishman at the Moulin Rouge (1892) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

 

A completare la mostra anche numerose illustrazioni di libri e copertine che Lautrec crea negli ultimi anni di attività solamente su richiesta dei suoi amici: tra questi, la Copertina per L’Etoile rouge del 1898 (una raccolta di poesie di Paul Leclercq, uno dei fondatori di “La Revue Blanche”). Lo scrittore Victor Joze si rivolge a Lautrec per creare una copertina per La Tribu d’Isidore (1897) e Georges Clemenceau gli commissiona dieci illustrazioni da inserire nel volume Au Pied du Sinai (1897), pubblicato nel 1898.

Infine, un’applicazione interattiva guida il visitatore alla scoperta della tecnica litografica e delle tecniche di stampa di fine Ottocento, presupposti per la nascita del manifesto pubblicitario, di cui Toulouse-Lautrec è stato con la sua arte il precursore.

Caudieux (1893) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

At the Moulin Rouge, La Goulue and her sister (1892) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

At the Moulin Rouge, La Goulue and her sister (1892) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

The Theatre Box with the Gilded Mask - Playbill for the Théâtre Libre (1893) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

The Theatre Box with the Gilded Mask – Playbill for the Théâtre Libre (1893) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

Divan Japonais (1893) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

Divan Japonais (1893) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

Il Fantino

The Jockey (1899) ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

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