L’Alta Padovana un territorio e la sua storia

Alla scoperta di una parte di Nord-Est italiano dinamica e ricca di attrattive paesaggistiche e culturali. Da Padova a Loreggia, da Cittadella a Camposampiero un breve percorso tra piazze, basiliche, ville e fortificazioni. Un territorio unico in cui bcc Roma porterà il suo tradizionale impegno mutualistico dando linfa al Credito Cooperativo, che vide la nascita in questo pezzo d’Italia più di 130 anni fa

L’area territoriale della Banca Padovana, che ora BCC Roma ha acquisito, copre con le sue 28 agenzie la parte settentrionale della Provincia di Padova, una Provincia che non è soltanto tra i territori produttivi più dinamici del Nord-Est italiano, ma è anche ricca di attrattive paesaggistiche e culturali. A partire dall’oasi naturalistica rappresentata dai Colli Euganei, ricca di boschi, vigneti e oliveti, che racchiude uno straordinario patrimonio monumentale, con ville, castelli, abbazie e borghi storici. Al suo interno anche il complesso delle Terme Euganee, la stazione termale più grande d’Europa. Il ruolo strategico rivestito dal territorio padovano in epoca medievale è testimoniato dalle numerose città murate ancora esistenti. Gli imponenti baluardi difensivi, completati da castelli e roccaforti (da Cittadella a Monselice, da Montagnana alla stessa Padova) costituiscono una vera e propria antologia dell’arte fortificatoria e caratterizzano in modo peculiare il territorio.

Basilica S Antonio -c- Provincia di Padova

Basilica S Antonio, Padova

Padova, città ricca d’arte e cultura, offre itinerari unici e suggestivi proprio al centro della pianura Veneta. La sua storia ha origini lontanissime nel tempo: insediamenti preistorici sono stati accertati dagli archeologi già a partire dall’XI secolo a.C. La leggenda narra che la fondazione di Padova sia avvenuta nel 1132 a.C. per opera di Antenore, un principe troiano scampato alla distruzione di Troia. Ma si tratta probabilmente di un falso storico, opera di Tito Livio, di cui il grande autore – che a Padova nacque – si servì per assimilare le vicende della propria città a Roma.

Già più volte alleata con Roma in epoca repubblicana, Padova divenne municipio romano nel 49 a.C., e si trasformò ben presto in una delle più ricche città dell’Impero grazie, tra l’altro, alla lavorazione delle lane provenienti dai pascoli dell’altopiano di Asiago. Dopo la caduta di Roma, Padova conobbe secoli di decadenza, contesa dai Goti e dall’esercito di Bisanzio prima e poi passata sotto la dominazione dei Longobardi. Fu solo dopo il Mille che la città riprese quota, pur nei secoli turbinosi in cui fu libero comune (XII-XIII sec.), periodo terminato con l’illuminata signoria dei Carraresi (1318-1405). La vita culturale e artistica divenne articolata e ricca. L’Università, fondata nel 1222, attirò studenti da tutta Europa e cominciarono a sorgere monumenti di grande importanza come il palazzo della Ragione, la Basilica di S. Antonio, la chiesa degli Eremitani, mentre Giotto affrescò la cappella degli Scrovegni. Nel 1405 una svolta cruciale: Padova passò sotto Venezia, di cui seguì le sorti per secoli. Poté così godere della pace e della prosperità assicurata dalla signoria veneziana, nonché della libertà garantita alla sua Università. Per tutto il sec. XV, in particolare, ebbe la supremazia artistica nella regione con l’attività svoltavi da Donatello, autore del monumento al Gattamelata (1446-1453), e dal Mantegna.

Nel 1509 si trovò a dover affrontare un terribile assedio, che fu però respinto, durante la guerra anti-veneziana promossa dalla Lega di Cambrai. Dopo lo scampato pericolo, la Serenissima procedette ad opere di fortificazione, costruendo la cinta muraria che ancora oggi presenta gran parte dell’aspetto originale.

Invasa dai francesi nel 1797, la città fu ceduta da Napoleone Bonaparte all’Austria. Fu così che entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto asburgico. Il 1848 vide un’insurrezione contro il dominio austriaco, guidata in particolare dagli studenti universitari, che avviò il movimento risorgimentale a Padova, conclusosi nel 1866 con l’ingresso nel Regno d’Italia a seguito della terza guerra d’indipendenza.

L’area dell’Alta Padovana è caratterizzata dalla presenza di molti centri minori, anch’essi ricchi di storia, arte e dinamicità economica. Vediamone alcuni.

Chiesa parrocchiale di S. Andrea, Campodarsego

Chiesa parrocchiale di S. Andrea, Campodarsego

Campodarsego è il comune di sede della ex BCC Padovana. Il primo atto in cui viene citato risale al 1190. Il toponimo si riferisce ad un luogo disboscato e reso produttivo (campus) vicino ad un corso d’acqua (arsicus). Ma il territorio era già abitato da molti secoli. Furono i Romani, infatti, che scelsero questa terra fra il Brenta ed il Muson Vecchio, per realizzare la centuriazione dell’Agro Padovano, ovvero l’organizzazione agraria attuata nel corso del I secolo a.C.. Con la fine dell’Impero e la penetrazione del Cristianesimo nelle campagne, vi operò la Pieve di Sant’Andrea, che fu proprietà, all’inizio del XIII secolo, di Jacopo da Sant’Andrea, citato nell’Inferno di Dante per la sua vita dissoluta. Passata sotto il dominio della Serenissima, la zona venne beneficiata da interventi di pubblica utilità, in primis nell’agricoltura e nel commercio (Campodarsego è tutt’oggi un importante centro agricolo, arricchito anche da dinamiche aziende operanti nel settore metalmeccanico). Tra le architetture religiose da segnalare la Chiesa di Sant’Andrea apostolo e della Beata Vergine Maria di Lourdes, in stile neoclassico.

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Le mura di Cittadella

Cittadella, con la sua splendida cinta muraria, sorse nel 1220. Fu Padova che ne volle la nascita: si trovava infatti in conflitto con le confinanti Vicenza e Treviso, e quest’ultima, attorno al 1195, aveva avviato la costruzione di Castelfranco, piccolo avamposto militare. Padova rispose con la creazione di Cittadella, situata in buona posizione strategica. Caduta in mano ad Ezzelino da Romano per un breve periodo, assunse un ruolo di primo piano nella seconda metà del Duecento, secolo in cui conobbe una notevole fioritura. Nel 1318 passò sotto il dominio di Cangrande della Scala, ma ritornò poi sotto Padova, conoscendo un’ulteriore fioritura nel XIV secolo. Nel 1405 Cittadella si dava spontaneamente a Venezia, sotto il cui dominio, dopo alcune burrascose vicende, visse secoli di pace. Il lungo periodo veneziano portò stabilità politica fino al 1797, quando le truppe napoleoniche si impossessarono di tutto il territorio appartenuto alla Repubblica di Venezia. Dal 1814 anche Cittadella conobbe la dominazione austriaca, terminata quando, nel 1866, venne finalmente annessa al Regno d’Italia. La cerchia muraria che circonda la città ha forma di ellisse irregolare e con l’abitato costituisce un complesso organico del più alto interesse storico. Lo spazio interno che le mura delimitano è ordinato da due traverse che raccordano le quattro porte con il centro, dividendo l’abitato in quartieri, a loro volta suddivisi a scacchiera dalle caratteristiche stradelle.

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Santuario del noce Camposampiero

Camposampiero è un altro piccolo centro dalle spiccate e dinamiche propensioni agricole e industriali. Fu presidio romano (era attraversato in direzione verticale dalla via Aurelia), e nel Medioevo fu fortificato. Anche Camposampiero, come tutti i centri del territorio sottoposti all’influenza di Padova, fu sottomesso nel 1405 a Venezia, mantenendo le funzioni militari a dimostrazione della sua importanza strategica, civile ed amministrativa. La struttura dell’originario borgo medievale è ancora perfettamente intuibile osservando il centro dall’alto, testimonianza di un passato segnato anche dal breve passaggio che Sant’Antonio fece nel paese, all’origine dei cosiddetti “Santuari Antoniani”, oasi di spiritualità e raccoglimento che richiamano annualmente molti pellegrini. Da visitare, in particolare, il Santuario del Noce, edificato sul luogo dove sorgeva l’albero di noce dal quale il Santo predicava. Venne arricchito nella seconda metà del sec. XV da un ciclo di affreschi di Girolamo Tessari, detto Del Santo, che raffigura i più importanti miracoli di Sant’Antonio, di alcuni dei quali costituisce l’unica testimonianza iconografica. Questa parte di Provincia che stiamo esaminando, pur fuggevolmente, è attraversata – a nord di Padova – dal Brenta, un importante fiume italiano che nasce dal lago di Caldonazzo e di Levico in Trentino-Alto Adige. È uno dei principali corsi d’acqua tra quelli che sfociano nell’alto Adriatico. La sua lunghezza complessiva, circa 174 km, lo colloca al tredicesimo posto in Italia. Tra le città che bagna c’è Piazzola sul Brenta. Appartenuta fino al 1268 alla città di Vicenza, nel XIX secolo il paese si trasformò radicalmente passando da territorio prettamente agricolo a centro tra i più industrializzati del Veneto. Situata sulla grande piazza principale di Piazzola c’è Villa Contarini, una delle più grandi ville venete. Sorta nel Cinquecento, su disegno del celebre architetto Andrea Palladio, fu ampliata nel corso del XVII secolo acquisendo l’attuale aspetto barocco. A Piazzola, peraltro, inizia l’area naturalistica del Brenta. Si tratta di un itinerario da farsi in mountain bike o a cavallo, costeggiando il fiume Brenta e addentrandosi in un suggestivo paesaggio boschivo con salite e discese e qualche guado da attraversare. Più in là cave di ghiaia, che in questa zona sono numerose e che regalano l’impressione di un paesaggio desertico di grande effetto.

Caratteristica del territorio di Borgoricco è invece la sua suddivisione regolare: le strade diritte e lunghe si intersecano mantenendo l’originalità del famoso Graticolato Romano. Borgoricco è infatti nel cuore della zona centuriata dagli antichi romani nella pianura padana, a nord-est di Padova, di cui abbiamo parlato a proposito di Campodarsego. Il Museo della Centuriazione raccoglie i reperti provenienti da questa antica opera di organizzazione agraria. San Martino di Lupari, infine, è un altro dinamico, piccolo centro di tradizione agricola, con molte piccole e medie imprese. Fu interessato, in epoca medievale, dalle drammatiche vicende della importante famiglia veneta degli Ezzelino da Romano.

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