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Le Cave di Salone

A fianco dell’Autostrada Roma – L’Aquila lo spettacolo di laghi circondati da gigantesche pareti rocciose. Sono le cave da cui, passando per l’Aniene e poi il Tevere, il tufo veniva trasportato nella Città Eterna

di Luigi Plos

Siamo al terzo luogo segreto di questa rubrica. Nelle scorse puntate abbiamo visto due luoghi straordinari e praticamente ignoti a tutti: le antiche terme di Veio, dette i Bagni della Regina, e le gallerie di Pietra Pertusa, a poca distanza da Prima Porta. Due luoghi oltretutto particolarmente cinematografici.

A questo proposito chi ha una certa età ricorda i film peplum degli anni ’50 e ’60, che affascinavano adulti e piccini dell’epoca con le storie di Ursus, Ben Hur e tanti altri. Buona parte di questi film venivano girati nel paese a quel tempo più vitale al mondo in campo cinematografico dopo gli Stati Uniti, ovvero l’Italia, e precisamente negli studi cinematografici sempre a quel tempo più importanti al mondo dopo Hollywood, ovvero Cinecittà (uno dei tanti settori in cui noi italiani fino agli anni ’70 primeggiavamo, e che ora è in crisi).

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E buona parte del fascino emanato da questi film era dovuto alle scenografie degli studi di Cinecittà, che ancora oggi stupiscono chi si reca a visitarle. Ma dobbiamo per forza andare a Cinecittà per rivivere le atmosfere delle avventure di Ercole, di Sansone, di Antonio e di Cleopatra?

Layout 1Niente affatto. Il luogo di oggi, oltre ad essere segreto, e oltre a essere vicinissimo a Roma (poche centinaia di metri dal GRA), è anche una straordinaria location cinematografica. Ah! E’ anche un luogo che si trova, tutti i giorni, sotto gli occhi di migliaia di romani.

Sotto gli occhi di migliaia di romani? Proprio così! Precisamente sotto gli occhi degli automobilisti che percorrono la Roma – L’Aquila in direzione di Roma. Io stesso per almeno vent’anni, percorrendo la Roma – L’Aquila di ritorno da scalate ed escursioni sui monti abruzzesi, venivo regolarmente distratto dalla visione di laghi circondati da gigantesche pareti rocciose, che appaiono per pochi secondi volgendo lo sguardo oltre il guardrail sulla destra, poco prima di incrociare il GRA.

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Parliamo delle Cave di Salone, il cui tufo veniva trasportato su zattere lungo il vicino Aniene e poi lungo il Tevere, e arrivava a Roma per renderla eterna. Sapevo che le cave erano in un terreno privato anche se disabitato. E un giorno, al tramonto, ruppi gli indugi, e seguendo le sue indicazioni dell’amico filologo Andreas Schatzmann, superai una rete e mi trovai in luogo stupefacente.

Passavo dai riflessi delle gigantesche pareti nell’acqua dei vari laghi, a sequenze di cavità smisurate, di enormi fori aperti nelle volte dei ciclopici ambienti, di alberi a testa in giù, di piante rampicanti a ricoprire le rovine.

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Layout 1E poi avvertii una solitudine assoluta e un senso di sospensione del tempo, come sempre mi capita quando entro in una cava di migliaia di anni fa, tanto che, rimanendo in tema di peplum, non mi sarei stupito se in quel momento fosse apparso il fascinoso Ulisse dello sceneggiato televisivo del 1968, di ritorno a Itaca dopo dieci anni più dieci, con l’arco sulle spalle, e pronto a vendicarsi dei Proci.

Le cave di Salone sono oggi circondate dall’autostrada, dai centri commerciali e dalle costruzioni abusive. A proposito di costruzioni abusive esiste una porzione delle cave, anch’essa in terreno privato, assolutamente grandiosa. Si tratta di un’intera collina quasi interamente scavata. Ci si sente piccoli, e in questi ambienti, più che Ulisse, è plausibile vedere apparire direttamente Polifemo.

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Il fascino di questa collina è incrementato dal lago sottostante, nel quale si specchia una torre. Si può a malapena immaginare quanto immani queste cave, disperse un tempo nella campagna romana, potessero apparire ai nostri antenati, con la sola compagnia del morbido Aniene e di una sequenza di torri e castelli, come le torri di Albuccione e del Torraccio poco distanti.

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Troverete ulteriori informazioni su questi posti straordinari nelle mie due guide di prossima pubblicazione.