Protagonisti nel cambiamento – Convention del personale

“Chi progetta il futuro già lo vive”: questo lo slogan che ha fatto da filo conduttore all’annuale convention dei 1.500 dipendenti BCC Roma. “Il vostro impegno, la vostra passione, la vostra determinazione ci pongono nella migliore condizione per guardare avanti”, ha detto il Direttore Generale Mauro Pastore. Il Presidente Francesco Liberati ha sottolineato la grande solidità della Banca, con la quale manterremo le nostre peculiarità e la nostra vocazione territoriale anche nel nuovo Gruppo nazionale che si sta costituendo

Dal Lazio al Veneto, passando per l’Abruzzo: sono stati in tanti lo scorso 4 marzo ad arrivare al PalaLottomatica per la convention dei dipendenti della Banca, circa 1.500 colleghi che stanno mettendo in campo professionalità, passione e impegno, contribuendo agli straordinari risultati di un’azienda che continua a mostrare negli anni numeri solidi in un contesto generale che permane difficile.

Il Direttore Generale Mauro Pastore si è rivolto, aprendo l’incontro, al personale di Rete, che lotta in prima linea per rappresentare la Banca sul territorio, rispondere alle esigenze della clientela e sviluppare quote di mercato: encomiabile ad esempio, ha detto, è stato il lavoro di integrazione tra la cultura BCC Roma e quella delle filiali di Padova, della Tuscia e di Capranica. Un lavoro che ha visto molti colleghi prodigarsi, anche con disponibilità a sacrifici personali. “Tutto ciò – ha aggiunto – è stato possibile anche per l’ottimo lavoro della Direzione Centrale, che dietro le quinte fornisce assistenza alla Rete e assicura che i processi siano conformi alle sempre più stringenti regole dettate dall’Organo di Vigilanza”.

Il contesto nel quale operiamo rimane però complesso. In Italia, ha ricordato il Direttore, il ritmo di crescita è ancora modesto e in ogni caso inferiore a quello degli altri Paesi. Lo scorso anno siamo cresciuti dello 0,9%, fanalino di coda nell’Unione Europea. Quest’anno si prevede una crescita intorno all’1%. Per quanto riguarda il sistema bancario, se da una parte vi sono novità positive (la decisione del Governo di stanziare 20 miliardi per ricapitalizzare le banche in crisi e il rinvio di “Basilea 4”), dall’altra il mondo BCC fatica a uscire dalla crisi. A giugno 2016 le Banche di Credito Cooperativo hanno infatti fatto registrare un utile netto aggregato negativo di 74 milioni di euro. Su 348 BCC, 81 risultavano in perdita.

Se questa è la situazione generale, i nostri numeri continuano a essere eloquenti. Cresciamo, ha detto Pastore, con risultati gestionali e patrimoniali ottimi. Il 2016 ha visto salire gli impieghi a 7.058,3 milioni, in crescita del 3,8% a fronte di un incremento dello 0,4% del sistema bancario nel suo complesso. La raccolta allargata ha raggiunto quota 11.259,0 milioni con un incremento del 2,35%, mentre la raccolta diretta è salita a 9.527,8 milioni, con un incremento del 4,2%. Il sistema bancario ha registrato una flessione della raccolta diretta dell’1,3%.

Possiamo essere soddisfatti, ha rimarcato il Direttore Generale, anche considerando che abbiamo dovuto fare fronte a spese straordinarie. “Anche quest’anno, infatti, abbiamo dovuto versare al Fondo di Risoluzione 9,6 milioni per il salvataggio delle quattro banche locali effettuato nel 2015. Il paradosso di questo salvataggio, che in 2 anni ci è costato oltre 20 milioni, è che abbiamo subito la concorrenza di alcuni di questi operatori bancari nel recente passato, poi li abbiamo salvati sacrificando risorse preziose e, ora, abbiamo ricominciato a subire la loro concorrenza. Senza il contributo di 9,6 milioni per le quattro banche il nostro utile di fine anno sarebbe stato ben maggiore”.

Nonostante questo i coefficienti patrimoniali CET 1 capital ratio e il Total capital ratio sono entrambi pari al 14,6%: “Si tratta di valori di assoluta qualità nel panorama creditizio, che ci confermano tra le banche di medie dimensioni più patrimonializzate”. A dicembre è stata pubblicata l’annuale classifica della rivista “Banca Finanza”. Per solidità, ha detto Pastore, “siamo quinti tra le banche di medie dimensioni. Ma le quattro banche che ci precedono in classifica sono tutti istituti di credito particolari (Banca Generali, Compass, Banca Ifis, Cassa Centrale Banca BCC). Tra le banche tradizionali siamo quindi in prima posizione. Ditelo ai soci, quando temono per le loro azioni, o quando vi parlano di altre banche che pagano la raccolta uno sproposito. Fate capire che siamo una cassaforte”.

Con i conti in ordine, dunque, siamo pronti a fare la nostra parte nel processo di consolidamento del credito cooperativo italiano. Il Direttore ha infatti ricordato che a seguito della riforma avremo due gruppi nazionali del Credito Cooperativo, uno intorno a Iccrea, al quale abbiamo deciso di aderire, e l’altro intorno a Cassa Centrale Banca. Con i suoi numeri il polo guidato da Iccrea sarà la quarta banca italiana dopo Intesa San Paolo, Unicredit e Banco Bpm, e in questo polo abbiamo un ruolo di primo piano.

“Al termine di questo ulteriore intenso anno, ha concluso Pastore, il vostro impegno, la vostra passione, la vostra determinazione pongono la banca nella migliore condizione per guardare avanti. Il futuro, che stiamo costruendo, continuerà a vederci protagonisti”.

Il Presidente Francesco Liberati ha messo in evidenza la compattezza di un gruppo, quello BCC Roma, “che mi dà la forza e l’entusiasmo di continuare ad accompagnare la Banca in una fase che, forse, è tra le più delicate degli ultimi decenni”.

Siamo a una svolta epocale, ha detto Liberati: “Il Credito Cooperativo per come lo abbiamo conosciuto e vissuto dalla riforma del testo unico del 1993 in avanti, non esisterà più. Andiamo verso una nuova entità aggregativa che presto prenderà forma e sostanza. Dobbiamo essere consapevoli, come amministratori, dirigenti e collaboratori, che cambiando con intelligenza, non perdendo l’entusiasmo e non smarrendo gli obiettivi, c’è un grande orizzonte per le banche di comunità come la nostra. La legge di riforma e le disposizioni attuative pongono le condizioni perché le comunità locali continuino a disporre della propria banca, a patto che sia solida e ben gestita. Una banca che sappia interpretare la mutualità in modo ancora più efficace, più stabile e competitivo nel contesto di un Gruppo Bancario ampio e secondo un patto di coesione che inizierà presto a prendere forma”.

Il Presidente ha poi ricordato la scelta di adesione al gruppo facente capo a Iccrea Banca, entità nella quale entreremo con la nostra autorevolezza e il nostro prestigio, conquistati sul campo del continuo sviluppo e della sana e prudente gestione aziendale: “Siamo un punto di riferimento nel Movimento che anche la Vigilanza riconosce e valorizza pienamente”.

Liberati ha poi tracciato l’orizzonte in cui la nostra realtà è proiettata, con una crescente concentrazione degli istituti di credito: “Oggi le BCC italiane sono 317 a fronte delle 381 del 2014, e questo trend riflette quello che sta accadendo a livello europeo, dove il numero di banche dell’eurozona a giugno di quest’anno è diminuito del 20% rispetto a cinque anni prima, il numero degli sportelli dell’11% e quello dei dipendenti di quasi il 7%. È l’effetto del continuo innalzamento dei requisiti patrimoniali richiesti alle banche e dell’eccesso di regolamentazione. In tale quadro si inserisce la sfida della redditività, sempre più difficile da conseguire per il basso livello dei tassi, per il grande stock di crediti deteriorati e per costi operativi strutturalmente elevati. Vi sono poi opportunità da gestire, come lo sviluppo delle tecnologie digitali che, però, implicano una profonda revisione del modello di distributivo”.

In tutto questo le BCC, e la nostra Banca in particolare, hanno svolto una funzione di sostegno all’economia reale anche, e soprattutto, nei momenti difficili, quando sotto il temporale le altre banche ritiravano l’ombrello. “I nostri numeri sono per noi orgogliosa testimonianza di ciò che abbiamo fatto dal 2008 in avanti, con una crescita degli impieghi del 101% in 8 anni a fronte dell’8% del sistema bancario. In questi anni siamo riusciti – grazie a voi, all’impegno di tutti voi – a rendere la nostra Banca ancora più solida con un patrimonio che dai 507 milioni del 2008 è salito con l’esercizio 2016 a 709 milioni (fondi propri). Siamo in Italia la banca media commerciale più solida secondo le classifiche specializzate. E tutto ciò sostenendo un peso crescente dei crediti deteriorati, sia pure a livelli più bassi del sistema”.

Numeri chiari, che ci permetteranno di mantenere le nostre peculiarità e la nostra vocazione territoriale, con i soci ancora al centro. La relazione con i clienti – ha proseguito il Presidente – continuerà a essere il nostro segno distintivo, “quella che i call-center, i canali informatici, gli sportelli automatici, la banca elettronica non saranno mai in grado di assicurare”. La burocratizzazione sarebbe la nostra fine. Vanno rispettate le regole ma, allo stesso tempo, assicurate flessibilità e concretezza nel rapporto col cliente.

“Il cambiamento verso il Gruppo Bancario Cooperativo che stiamo vivendo – ha concluso Liberati – non è reversibile. Ma si tratta di un cambiamento nella continuità. La continuità ci dà le radici; il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere nuove altezze. Con il vostro sorriso e la vostra forza, tutti insieme, riusciremo a farlo”.